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Didattica a distanza: la dad non è democratica. Manca anche il contatto ‘de visu’

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La prof Adriana Cantaro, tra le animatrici culturali più appassionate del Liceo  classico “N. Spedalieri” di Catania, insegna da 28 anni Filosofia e Storia nel triennio finale, cioè 3^, 4^ e 5^. Anche a lei, dunque, nell’ambito della nostra rubrica La Tecnica per la scuola, abbiamo chiesto di parlarci della sua personale  esperienza professionale e dell’impatto che gli alunni hanno avuto con questa del tutto nuova formula della didattica a distanza, scattata per sopperire alla chiusura forzata delle scuola per contrastare il contagio da coronavirus.

Il liceo “Spedalieri” di Catania  

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Non è liberamente scelta

“Si fa di necessità virtù: la didattica in presenza è insostituibile e della sua mancanza ne soffre tutta la comunità scolastica. Questa DaD è poi particolare: non è liberamente scelta, è determinata da un contesto drammatico, dove l’isolamento fisico è aggravato da timori per la salute, incertezze sociali, problematicità economiche che si sono sovrapposte in molti casi a condizioni già precarie.


“Io considero poi i vari motivi che rendono meno democratica questa didattica rispetto alle opportunità offerte dalla scuola italiana: la difficoltà di connessione, il fatto che sovente l’unico mezzo adoperato da alunne/i è il cellulare, abbastanza limitante per la finalità richiesta; o che spesso anche genitori o fratelli adoperano lo stesso  computer, hanno bisogno degli stessi spazi per concentrarsi e non tutte le famiglie hanno le stesse opportunità; o pensiamo alla DaD per alunne/i con le problematiche di disagio a vario spettro. Il divario delle condizioni di partenza senz’altro aumenta. Credo che quando un minimo di benessere consente di possedere gli strumenti e le condizioni di base, alla fine anche “a distanza” si riesca ad insegnare e ad apprendere, le difficoltà si analizzano e superano, come mi sta accadendo: ciò che mi preoccupa è invece come in troppi casi si perdono alunne/i che devono essere al centro dell’attenzione, per recuperare svantaggi e fornire prospettive di crescita socio-culturale. Penso che la DaD debba portare il MI e la classe docente a prendere coscienza di tutto questo: prima del nuovo anno scolastico si deve lavorare a eliminare questi gravi rischi che possono segnare negativamente persone e società. Bisogna ancora pensare ad una rimodulazione didattica  che tenga conto dei rischi alla salute che un contatto continuato con lo schermo può determinare”.

La piattaforma per lezioni e riunioni

 

Questa la riflessione della prof che, a proposito di piattaforma informatica, coi colleghi stanno utilizzando  Googleclassroom con cui forniscono materiali ai ragazzi, assegnano compiti e chi si sta trasformando pure in uno spazio di confronto, di scambio di idee a mo’ di “chat” negli spazi che lo consentono. Simile discorso anche per le riunioni coi colleghi, sempre online e sempre tramite le piattaforme scolastiche, mentre i consigli di classe e di dipartimento, sono stati vissuti anche come opportunità di conforto: “Anche a noi docenti manca il vedersi, le  “chiacchierate”, chiamiamole così, che costellano la mattina di tutte noi e che consentono di avere sempre il polso della situazione ‘dal vivo’.

La valutazione

Da qui anche i termini per la valutazione dei ragazzi, che per lo più, spiega la prof Cantaro sono controllabili anche a “distanza”, nel senso che si capisce se l’alunno ha copiato il tema o se risponde leggendo; per questo, dice: “non ho ritenuto di cambiare i criteri di valutazione generali, poiché le finalità delle discipline, cui sono legati gli items della valutazione, non mutano. L’elemento da inserire sono variabili legate al fatto che non sempre l’alunno/a possiede una TIC adeguata a lavorare con profitto; che in quarantena non può accedere a luoghi come la Biblioteca scolastica per ampliare lo studio; che l’uso della rete per svolgere il compito può essere accettato ma solo se realizzato in modo critico e poi personale; che la distanza fisica ed il contesto mutano le condizioni della valutazione e la funzione docente deve anche saper riequilibrare il tutto”.\

Il rapporto ‘de visu’

Quello che anche per la professoressa Cantaro manca, e dunque in linea con le considerazioni degli altri suoi colleghi, “sembrerà  banale ma è il rapporto de visu, il poter seguire i/le giovani nel quotidiano attraverso l’incontro degli occhi, osservando in loro quelle mille spie che ci consentono di costruire il rapporto pedagogico finalizzato alla crescita personale e socio-culturale che in questo frangente sarebbe stato ancor più importante.  Positivo per me è stato il dialogo ‘epistolare’ nato partendo dalla richiesta di mettere per scritto ciò che non si vuole perdere di tale esperienza e che si è allargato poi al condividere il commento agli argomenti di studio o alla lettura di un articolo o libro:  un modo per conoscersi reciprocamente e per scoprire qualche aspetto sconosciuto delle ‘passioni’ dei giovani. E comunque, si lavora tantissimo e anche per noi con stanchezze e malesseri  diffusi”.

L’esame di stato

Per capire tuttavia bene l’efficacia della DaD e i risultati dello studio, “penso che con le classi in uscita il momento dell’esame ci consentirà di capire se siamo riuscite a mantenere l’impegno di cinque anni, superando lo scoglio dell’isolamento umano e fisico, che segna il modo di vivere e il significato delle nostre azioni. Per le altre classi, conoscere l’esito degli scrutini di quest’anno e avere l’incertezza del nuovo anno, ha pesato sullo studio: ma la mia esperienza è stata di classi che hanno ugualmente seguito il percorso proposto e risposto alle sollecitazioni in modo adeguato, mostrando di aver compreso l’importanza dell’impegno culturale come punto di riferimento personale e che anche a distanza si può costruire un rapporto personale”.

La programmazione

Ma la didattica a distanza ha pure influito sulla programmazione, perché anche nella scuola della prof Cantaro, si sono rivisti “i contenuti, organizzandoli ancor più attorno a nuclei tematici ampi per fornire impalcature concettuali e storiografiche solide, al cui interno inserire poi le singole nozioni, che potranno sempre apprendersi in seguito. Ma nelle grandi linee la mia programmazione ha accentuato ancor più la finalità della formazione del cittadino”. E a breve ci sarà pure lo scoglio degli esami di Stato attorno a cui aleggiano tuttavia ancora  perplessità per la  mancanza delle apposite ordinanze: “Fra poco più di un mese si deve iniziare e sulla struttura dell’orale si è già cambiato idea e non so sino a che punto da parte del MI si è tenuto conto delle esigenze che potevano essere espresse dal vero e proprio mondo della scuola.

Come organizzare l’same?

“Il risultato è la classica navigazione a vista, con le classi che, inevitabilmente, più che allo studio per ora cercano di capire come organizzare formalmente i contenuti: argomento a scelta, elaborato assegnato, commento su materiali, analisi testi? Forse l’esame potrebbe stare nella competenza di alunne/i di organizzare autonomamente la struttura di questo orale”.

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