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Diritto allo studio, in Sicilia sospesa la concessione delle 150 ore

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Da oggi i docenti siciliani, che insegnano nelle scuole di ogni ordine e grado, non potranno più fruire del diritto allo studio e della conseguente concessione delle 150 ore concesse per l’anno solare 2016.

Si tratta di una disposizione dell’USR Sicilia, che, avvalendosi dell’art.7 del d.lgs. 123 del 18 giugno 2011, sospende la fruizione permessi diritto allo studio relative alle 150 ore.
Ricordiamo che il diritto a fruire della concessione di queste 150, è disposto dal DPR 395/88 in cui si specifica che tali permessi straordinari retribuiti sono concessi nella misura massima di 150 ore annue individuali per ciascun dipendente, ivi compreso il tempo necessario per raggiungere la sede di svolgimento dei corsi, e sono rinnovabili, con priorità rispetto agli altri richiedenti, per tutta la durata del corso prescelto. Essi decorrono dall’1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno.

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Per quanto riguarda accessibilità e priorità nell’accoglimento delle domande dei docenti, queste sono regolate da contratti integrativi regionali. Il Direttore Generale dell’USR Sicilia Dott.ssa Maria Luisa Altomonte, a seguito di rilievi pervenuti dall’Ufficio Centrale di Bilancio relativi all’ipotesi di C.I.R. del 21 gennaio 2016 relativa ai criteri per la fruizione dei permessi per il diritto allo studio, dispone la riapertura della contrattazione con le organizzazioni sindacali regionali del comparto scuola.

Contestualmente la stessa direzione generale dell’USR blocca la fruizione di tali permessi a tutti i docenti delle scuole siciliane.
Quindi in attesa di una nuova ipotesi di contratto, che dovrà regolare diversamente la concessione di queste 150 ore, si procede all’immediata sospensione della concessione di tali permessi.

Per cui, almeno per adesso, i docenti siciliani dovranno fare a meno di un diritto concesso ma non considerato legittimo per anomalie di bilancio riferibili agli accordi presi tra amministrazione e sindacati.
Si attendono al riguardo le reazioni sindacali, che, immaginiamo, non tarderanno ad arrivare.