L’oratorio come punto di riferimento, un contesto dove accrescere le proprie risorse, ambiente dove vivere esperienze che segnano positivamente il percorso di crescita e dove incontrare, conoscere e fare propri dei valori. E’ questa una delle conclusioni a cui sono giunti i ricercatori che hanno realizzato l’indagine “Oratori lombardi e disagio adolescenziale”, condotta negli scorsi quattro anni dagli Oratori delle diocesi lombarde (Odielle) in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
A guidare la ricerca sono state domande tra le quali: come si rapportano gli oratori lombardi con il disagio adolescenziale e giovanile? come interpretano il loro compito educativo? come si manifesta il disagio giovanile?
I questionari sono stati distribuiti a partire dal 2022, e la raccolta dei dati è avvenuta tramite i sacerdoti e gli educatori degli oratori.
Emerge dall’indagine che il disagio giovanile è sinonimo di fragilità emotiva per l’84% degli intervistati, di solitudine (80%) e dispersione relazionale (78%). Purtroppo non mancano anche sintomi più gravi come la dispersione scolastica, che riguarda il 45% dei giovani che frequentano gli oratori lombardi, dove si è svolta la somministrazione dei questionari. Altro settore di fragilità dichiarato dagli intervistati è quello delle dipendenze da social, dalle droghe e dall’alcool per circa il 38%. Anche le sostanze stupefacenti sono segno di dipendenza con l’avanzare dell’età (18 -21) per cui secondo i sacerdoti intervistati, oltre due giovani su dieci fanno uso di droghe o alcolici.
Cosa possono fare gli oratori in questo contesto si sono chiesti gli autori della ricerca. Il ruolo degli oratori è quello di dare maggiore attenzione anche ai giovani che non frequentano i suoi spazi e potenziare la consapevolezza di chi vi opera come un osservatorio privilegiato per ascoltare e curare i disagi delle nuove generazioni.
La ricerca sottolinea un generale deficit di partecipazione complessiva della società italiana al compito educativo e allora ad accogliere e prendersi cura dei più giovani, con i loro disagi, ci sono i cortili e i saloni delle parrocchie.
In questo senso risalta la collaborazione degli oratori lombardi, presente anche altrove a livello nazionale, con i professionisti delle cooperative, per venire incontro al disagio dei più giovani. Queste alleanze, come è stato ribadito durante il convegno per la presentazione della ricerca, rafforzano e valorizzano quanto già esistente nei territori. Mettere in rete parrocchie e cooperative sociali significa integrare competenze educative, radicamento territoriale e capacità progettuale.
Azioni concrete come la campagna che è partita in questi giorni “Il tuo oratorio, tuo tempo” sono altre occasioni di rendere gli spazi aperti al territorio e favorire il ruolo di accoglienza; come dicono gli autori della ricerca l’obiettivo è ricordare e sottolineare come il tempo dell’oratorio sia buono per ogni momento e adatto a ogni stagione della vita.
La realtà attuale degli oratori in Italia – circa 8000 – è molto ricca e diversificata: la maggior parte è concentrata in Lombardia e Triveneto (circa 3000); significative presenze si riscontrano in Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia, Liguria e Sicilia. Nelle altre regioni la presenza oratoriana è disomogenea, spesso legata a singole realtà locali o alla presenza di Congregazioni religiose. I giovani e gli adolescenti che li frequentano non costituiscono un numero preciso, si parla di oltre 1 milione e mezzo.
Emerge dalla ricerca che, in Lombardia come altrove, si svolge il progetto oratorio, come luogo dove si sviluppano patti educativi, che coinvolgono le famiglie, le scuole, le associazioni, secondo quello che viene definito dagli operatori laici e religiosi una sorta di ottimismo educativo, una convinta fiducia nella dignità e potenzialità dei ragazzi e dei giovani come soggetti attivi.
Gli oratori e la scuolaGli oratori italiani hanno rapporti di collaborazione con le scuole come reti educative complementari: offrono servizi di doposcuola, supporto allo svolgimento dei compiti e laboratori per prevenire dispersione scolastica e promuovere crescita integrale. Questa sinergia è promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana con protocolli locali, integrando educatori professionali per attività parascolastiche.