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11.04.2026

Docente 66enne in pensione d’ufficio fa ricorso e vince: “La scuola è la mia missione”, lavorare fino a 70 anni ora è possibile?

C’è chi, nonostante l’età e la tanta esperienza accumulata, non desidera proprio andare in pensione: è la storia di un professore di storia e filosofia 66enne di Brescia. Quest’ultimo, collocato a riposo d’ufficio dal prossimo 1° settembre, ha fatto ricorso e i giudici gli hanno dato ragione.

Come riporta Il Corriere della Sera, il giudice del lavoro del Tribunale di Brescia ha annullato il decreto di collocamento a riposo e ha ordinato all’amministrazione scolastica di rivalutare con un’istruttoria adeguata se confermare la pensione o trattenerlo in servizio.

Il docente è in cattedra da ben quarant’anni. “La scuola è la mia missione”, dice. E vuole continuare perché si sente ancora pienamente capace (lo testimoniano le decine di studenti ed ex studenti) e perché ritiene che mandare in pensione un docente esperto sia uno spreco sia umano sia economico.

Le parole del legale

“In particolare, il docente – spiega il suo avvocato – ha invocato l’applicazione di una nuova norma introdotta con Legge di Bilancio 2025 che introduce la possibilità per le pubbliche amministrazioni di trattenere in servizio i dipendenti oltre il limite ordinamentale di 67 anni, fino al massimo di 70. Nonostante la chiara disponibilità manifestata dal professore e il suo eccellente profilo professionale, l’istituto scolastico aveva negato la possibilità di permanenza in servizio sulla base dell’erroneo presupposto che la norma non fosse applicabile al settore istruzione in assenza di specifici decreti attuativi. Circostanza smentita dal giudice, che ha accolto il ricorso”.

“Mandare a casa un professore valido costa allo Stato molto di più che tenerlo”, aggiunge il docente.

La novità della Legge di Bilancio 2025

La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto una novità importante: il trattenimento in servizio oltre i 67 anni, ma non su richiesta del lavoratore. Sarà infatti l’amministrazione, in casi eccezionali e per esigenze organizzative specifiche, a poter disporre il prolungamento del servizio di alcuni dipendenti fino a un massimo del 10% delle facoltà assunzionali annuali.

Un altro cambiamento strutturale riguarda la fine del pensionamento d’ufficio a 65 anni, che in passato consentiva l’uscita automatica per chi avesse maturato il massimo contributivo (oltre 41 anni).
Con l’abolizione di questa norma, la maggior parte dei lavoratori si avvia oggi verso il pensionamento di vecchiaia a 67 anni, un limite destinato a crescere nei prossimi anni in base all’aspettativa di vita.

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