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Docenti di ruolo bloccati 5 anni nella stessa scuola? I sindacati mettono le mani avanti

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L’allargamento del vincolo dei 5 anni di blocco dei neo-assunti, previsto da un emendamento dei relatori al decreto Semplificazioni in procinto di essere presentato in Senato, potrebbe essere il preludio all’adozione della norma anche per gli insegnanti già di ruolo che vogliono trasferirsi.

Vincolo allargato

L’emendamento è una modifica ad una procedente norma convertita in legge nel 2016 che riguardava soltanto i professori delle scuole superiori: il “vincolo”, invece, si legge nella proposta, è stato allargato “al personale docente ed educativo di ogni ordine e grado di istruzione”.

Quindi, il “vincolo”, si legge ancora, varrà “qualunque sia la procedura utilizzata per il reclutamento”.

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Gissi (Cisl): possibili riflessi sul contratto della mobilità

La richiesta non è stata bene accolta dai rappresentanti dei lavoratori.

Secondo Maddalena Gissi, leader Cisl Scuola, “un conto è se la legge si limita a generalizzare per tutti i neo assunti il vincolo stabilito per i soli docenti della secondaria dalla Legge di Bilancio, che come è noto ha modificato le norme precedentemente contenute nel d. lvo. 59/2017. Altro sarebbe se l’intenzione fosse quella di far valere in modo generalizzato tale vincolo sulle operazioni di trasferimento e passaggio disciplinate dal contratto sulla mobilità”.

Per la sindacalista, in questo secondo caso “si avrebbe in tal caso una clamorosa invasione di campo sulle prerogative contrattuali, che ci farebbe tornare indietro di qualche anno, riproponendo scenari politici già visti, nei quali l’invadenza legislativa non ha certo portato benefici alla scuola e a chi ci lavora, creando una mole enorme di problemi che proprio in sede contrattuale, con pazienza e tenacia, sono stati in gran parte affrontati e risolti”.

I sindacati elemento di disturbo…

In effetti, la relazione illustrativa degli emendamenti ad ddl Semplificazioni, mette confusamente assieme vincoli di natura diversa, alcuni di fonte legislativa, altri di fonte contrattuale.

“Da qui la necessità – continua Gissi – di fare subito chiarezza, anche per fugare il sospetto che siano proprio le relazioni sindacali a essere considerate oggi un fastidioso elemento di disturbo all’ordinato svolgimento dei processi di decisione, e non un fattore di arricchimento”.

“Non è meglio ridurre la precarietà”

Alla base della decisione dei promotori dell’emendamento, ci sarebbe soprattutto la volontà di agevolare la continuità didattica: che questa possa “affermarsi semplicemente con l’introduzione di vincoli temporali più o meno lunghi, ci sarebbe molto da discutere”, ribatte la Gissi.

“Molto più produttivo, tanto per fare un esempio, sarebbe un deciso impegno a eliminare o ridurre al minimo la precarietà del lavoro, fonte di inevitabile e irrimediabile discontinuità”.

La Cisl, quindi, propone che il problema si risolva con “la regolazione per via contrattuale”, che “si è sempre dimostrata, alla prova dei fatti, ben più efficace di rigide disposizioni legislative”.

Turi (Uil): groviglio normativo da cui uscire

Gli fa eco Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, per il quale “l’obbligo, generalizzato per legge, di permanenza di cinque anni sul posto assegnato, è frutto di propaganda e demagogia, di chi la scuola non sa neanche cosa sia. Poi la propaganda si sgonfierà, come è già stato in passato, e resteranno i problemi”.

“Tra emendamenti e relazione tecnica – ha aggiunto – si è creato un groviglio normativo. La continuità didattica è un valore condiviso che non si raggiunge con i divieti e gli obblighi, studenti e famiglie lo sanno bene, ma con strumenti contrattuali che hanno dimostrato di essere molto più efficaci dei divieti che portano ai contenziosi”.

Serve un chiarimento

Ci auguriamo un chiarimento con il ministro sulle reali intenzioni di questo governo che non può non partecipare alle scelte, anche parlamentari, che si intendono operare sulla scuola. E’ una responsabilità politica – ha continuato – presa anche in coerenza con il confronto avviato positivamente con il sindacato”.

Anche la decisione di “prorogare l’aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento, al di fuori di un progetto complessivo per superare la questione precari – conclude Turi – significa due cose: una irresponsabile sottovalutazione della questione o il presupposto di un ridimensionamento degli organici, di nuovi tagli”.

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