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Docenti full time: e quando potranno preparare le lezioni?

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Se in un’azienda si decidesse di aumentare la produzione, e per fare ciò, si decidesse di impegnare per un maggiore numero di ore i lavoratori, la conseguenza naturale di questa decisione aziendale sarebbe un incremento del salario adeguato e proporzionato all’aumento dei carichi di lavoro.

 

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Questo discorso, lineare e logico, non sembrerebbe valere per la scuola; infatti il Governo punta, con insistenza e una certa dose di sfacciataggine politica, a proporre per gli insegnanti carichi di lavoro aggiuntivi, ma senza prevedere nessun aumento salariale. Paradossalmente si tenta di bloccare, o quanto meno di ridurre drasticamente gli scatti stipendiali legati all’anzianità di servizio, si insinua il dimensionamento salariale complessivo degli insegnanti, ma allo stesso tempo si tenta di disporre l’obbligo per i docenti alla formazione, al recupero delle ore non lavorate per l’interruzione dell’attività didattica o per la chiusura della scuola, e si richiede la disponibilità, in cambio di crediti didattici per la carriera, a svolgere ore aggiuntive per le supplenze dei colleghi assenti e per i corsi di recupero.
E questa la chiamano, senza alcun rispetto per i diritti dei lavoratori e senza tenere in alcun conto la reale usura psico-fisica della funzione docente, “La Buona Scuola”.  

E invece sembra essere un’operazione politica e aziendalistica, fatta sulla pelle degli insegnanti chiamati ad offrire la loro disponibilità culturale e organizzativa per salvare la scuola dal collasso.

 

 

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Ma se i docenti stanno sempre a scuola, per formarsi obbligatoriamente, per svolgere le attività collegiali, per fare corsi di recupero, per incontrare le famiglie, per svolgere attività progettuali, per somministrare e correggere i test Invalsi, quando troveranno il tempo per preparare le loro lezioni, preparare e correggere le verifiche? Forse chi è il responsabile politico della scuola dei partiti di maggioranza, il ministro dell’Istruzione e i vari sottosegretari del Miur, dovrebbero sapere che un docente è mediamente impegnato, nella sua attività per la scuola, almeno 36 ore settimanali e non è possibile pretendere di più. Forse chi pensa il contrario, non conosce bene qual è la dinamica lavorativa di un insegnante, perché della scuola ha solo il ricordo di quando era un semplice studente.

 

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