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Docenti, l’entrata gratuita ai musei non si sblocca. L’ira della Uil: 30 giorni di ritardo per due firme

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Anche questa settimana gli insegnanti, che avrebbero potuto – in virtù del ‘Decreto Istruzione’ – entrare gratuitamente, hanno invece pagato il biglietto perché il decreto attuativo non è pronto: occorrono due firme, dei dicasteri dell’Istruzione e dei Beni Culturali. Ma a 30 giorni dalla scadenza prevista dalla legge, ancora non arrivano. E senza il decreto interministeriale la legge non parte. Così per il primo mese di beneficio previsto dal legislatore si vanifica.

“Sono queste le contraddizioni di un’Italia dove le rare opportunità – mette in evidenza il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna – per incomprensibili cavilli burocratici, non si possono utilizzare. Oltre all’opera di denuncia abbiamo dato mandato legale per individuare eventuali responsabilità rispetto alla mancata applicazione di una legge molto chiara.

Sempre il sindacato Confederale si è rammaricato per le tante occasioni mancate di accesso ai musei italiani per i docenti delle scuola. Ecco alcuni esempi.

A BOLOGNA, in fila per ore per vedere La ragazza con l’orecchino di perla, capolavoro di Vermeer, per la prima volta in Italia. Un evento di rilevanza nazionale con prenotazioni che hanno spinto gli organizzatori ad ampliare gli orari di apertura.
A ROMA alla Galleria Borghese dove è allestita la più grande mostra italiana dedicata al genio di Alberto Giacometti, in dialogo con i marmi di Bernini e Canova.
A VENEZIA, in fila per la grande mostra ‘Leger’, la visione della città contemporanea 1910-1930’ al Museo Correr.
A MILANO a vedere la mostra a Palazzo Reale di Andy Warhol.

“Sono opportunità per gli insegnanti – commenta ancora Di Menna – per attivare percorsi didattici che possono rappresentare stimoli positivi per i loro studenti.
La visita ad un museo, oltre che stimolo culturale personale, per un insegnante è parte del proprio aggiornamento professionale. E’ questo il fondamento della norma: dare una occasione concreta alla professione docente e riconoscerne lo status”. Un obiettivo che a parole sanno raggiungere in tanti. Ma nei fatti si raggiunge solo in rare occasioni. Nemmeno quando a stabilirlo è una legge dello Stato.