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Duemilatrecento milioni contro venti

Ci sono numeri che, messi uno accanto all’altro, fanno più rumore di qualsiasi discorso. Per affrontare il caldo nelle scuole il Governo ha stanziato 20 milioni di euro. Le strutture scolastiche censite sono circa 8.000, con 40.000 plessi: fanno 500 euro per edificio. Rapportati alle circa 326.000 classi, sono 61 euro per aula. Più o meno il costo di un ventilatore. Una sessantina di euro per aula, quindi, mentre in giugno e in agosto – molti docenti in agosto sono già operativi – nelle scuole si muore dal caldo. Non è un modo di dire: significa dover fare lezione in ambienti che sono quasi invivibili.

E il caldo non è un dettaglio anche per altri motivi. È infatti una delle ragioni per cui in Italia abbiamo concentrato quasi tutte le vacanze scolastiche nei mesi estivi, mentre in diversi Paesi europei il calendario è assai più distribuito nel corso dell’anno, con vantaggi per tutti. Se il problema è che le nostre scuole diventano invivibili con l’arrivo dell’estate, forse la domanda da porsi non dovrebbe essere soltanto quando chiudere le scuole, ma anche perché non siamo capaci di renderle ambienti adeguati tutto l’anno.

Poi guardiamo cosa succede nello stesso momento. Il Governo ha previsto 2,293 miliardi di euro per compensare il mancato gettito del bollo auto e moto nel 2027: oltre cento volte i 20 milioni destinati alle scuole. L’esenzione riguarderà le auto fino a 80 kW e tutti i motocicli, anche di grossa cilindrata, anche le moto da 30.000 euro (beni di lusso, si direbbe).

Facciamo allora un conto semplice: se quei 2,293 miliardi fossero stati destinati a un piano nazionale per la climatizzazione delle scuole, avrebbero rappresentato oltre 57.000 euro per ogni edificio scolastico. Non sarebbero bastati a fare tutto, certo. Ma sarebbero stati una base molto concreta per un piano pluriennale. I 20 milioni, invece, sono molto meno di un minuscolo cerotto su una grande ferita che riguarda l’intero Paese.

E allora viene spontanea una domanda, che rivolgo al ministro Valditara: davvero i soldi non c’erano? A quanto pare no. I soldi c’erano, eccome. È stata fatta una scelta. Il bollo è stato cancellato perché, ci è stato spiegato, è una delle tasse più odiate dagli italiani. Certo, una motivazione politicamente comprensibile, soprattutto quando le elezioni sono ormai in vista. Già, perché quando si spendono 2,3 miliardi per eliminare una tassa proprio alla vigilia di un appuntamento elettorale è difficile non chiedersi quanto conti il consenso e quanto, invece, contino investimenti meno immediatamente spendibili sul piano elettorale.

Intanto, nelle scuole, si continuerà a boccheggiare. Per il caldo nelle aule: 20 milioni. Per cancellare il bollo: 2,3 miliardi. Non è vero che non ci sono i soldi, non raccontate frottole agli italiani, perché non abbiamo tutti l’anello al naso.

Sergio Mantovani

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