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20.09.2026

Manager 66enne diventa docente: “Mail il 31 agosto e convocazione il 3 settembre, sarebbe stato bello avere più di tempo per organizzarsi”

Una vita da manager in aziende prestigiose e una fine carriera da insegnante: è il caso di un 66enne, che preferisce restare anonimo, che ha raccontato ai microfoni della Tecnica della Scuola la sua esperienza da supplente, anche se ancora è durata solo tre giorni, le sue aspettative e le sue paure da professionista che si è reinventato e sta provando una nuova esperienza con umiltà e voglia di imparare.

La storia del 66enne

Il 66enne, a causa del fallimento dell’azienda in cui lavorava, si è dovuto rimettere in gioco. Figlio di due insegnanti, da cui da piccolo ha avuto modo di assorbire la passione e il rigore, ha deciso di provare la strada dell’insegnamento, facendo domanda per le Gps nella primavera del 2026 e alle 150 preferenze in estate.

Il 31 agosto, poi, la chiamata in cui sperava: supplenza annuale, in servizio dal 3 settembre, inizio delle lezioni il 9 settembre. Le materie che insegna afferiscono alla tecnologia meccanica. Un cambiamento di vita radicale che il 66enne è comunque impegnato ad affrontare.

Ecco cosa ci ha raccontato: “Ho lavorato nell’industria metalmeccanica dall’inizio della mia carriera lavorativa, nel 1988, fino a un anno fa. L’azienda ha chiuso i battenti e ha dato il ‘rompete le righe’, quindi in una quarantina siamo entrati nella necessità di trovare un altro lavoro”.

Valutazioni economiche e motivazioni

Il 66enne ha fatto non poche valutazioni: “Quando mi sono trovato senza lavoro, se fossi andato a lavorare nell’industria avrei dovuto reinventarmi comunque, come mi sono di fatto reinventato facendo l’insegnante, cosa che non avevo mai fatto. In più, nell’industria avrei dovuto riprogettare alcune prospettive di lavoro probabilmente più lunghe, perché prima di essere remunerativo nell’industria deve passare un bel po’ di tempo. Invece nell’insegnamento ho detto: forse riesco a dare un contributo da subito.

“Inoltre, tra un anno vado in pensione. L’aspetto economico — ovvero il fatto che vado sicuramente a guadagnare meno di quello che avrei potuto guadagnare nell’industria — ha un’importanza relativa, perché parliamo solo di un anno di lavoro su una carriera di quasi quarant’anni. Non è quest’anno di minore entrata che va ad alterare i miei equilibri finanziari. Anche la pensione, essendo oramai sul sistema contributivo, se per un anno guadagno meno non subisce una differenza significativa. Ero incuriosito da giudizi molto contrastanti sull’insegnamento. Alcuni ex colleghi e amici mi dicevano: “Vai tranquillo, perché noi che siamo ingegneri meccanici ne sappiamo una pagina più del libro”. Qualcun altro invece mi diceva: “No, c’è da dannarsi l’anima perché i ragazzi di oggi sono assolutamente indisciplinati, non hanno alcuna educazione ed è molto duro rapportarsi con loro”. A quel punto è cresciuta la curiosità”.

La gestione degli studenti e le tipologie di istituto

“Nel primo consiglio di classe mi è stata data una panoramica dell’aspetto sociale dei ragazzi e di quali elementi siano più difficili. A volte sono difficilmente contenibili; è un’età particolare. Ai miei tempi, se il professore diceva “silenzio”, non volava una mosca. Oggi non è più così”, ha aggiunto.

“I tempi sono stati serrati: il 31 agosto ero al mare e non ho aperto la posta; il 1° settembre ho aperto l’e-mail e c’era scritto di presentarsi presso l’istituto entro il 3 settembre. Se fossi stato lontano, sarebbe stata una corsa contro il tempo. L’istituto si trova a Valdagno; abito a Schio e ci arrivo in circa 20 minuti, il che è un ottimo tempo di percorrenza”.

Ed infine, ecco un piccolo suggerimento: “Sarebbe stato bello avere un po’ più di tempo prima per organizzarsi, accedere ai libri di testo e cominciare a studiare. Durante l’estate e la primavera avevo iniziato a ripassare matematica e fisica sui vecchi libri universitari, pensando di poter insegnare quelle materie con il mio titolo di studio. Invece sono stato assegnato alle classi di concorso A042 (Scienze e tecnologie), quindi quel ripasso non è servito a molto. Se la chiamata fosse arrivata un paio di settimane prima sarebbe stato meglio, ma capisco che dipende dalle dinamiche dell’intero sistema scolastico e da fattori esterni e non dal singolo istituto”, ha concluso.

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