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Ecco come si arriva al Natale senza i simboli

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Nelle scuole il Natale si può preparare senza ricorrere ai simboli, ma dando spazio ai valori, patrimonio di tutti. Come accade da anni alla primaria Carlo Pisacane di Roma.

Si tratta dell’istituto che alcuni anni fa, quando era ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, il numero degli extracomunitari sforava il tetto del 30%: un numero altissimo, che convinse il Miur ad introdurre un “tetto” massimo di iscritti stranieri per istituto.

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 Anche con così tanti allievi non italiani, però, in questa scuola, situata nel quartiere popolare di Tor Pignattara, il Natale non è mai stato un problema. Anzi. E’ diventato una ricchezza. “Includere e non escludere”, dice Maria all’Ansa, che ha scelto di mandare la figlia qui, tra alunni bengalesi, cinesi, indiani, nord africani, per scelta, “perchè la diversità arricchisce”.

“Il presepe a volte si fa a volte no, lo stesso per l’albero tutto senza drammi. Qui alla Pisacane il Natale si festeggia dicendo no al razzismo”, aggiunge ancora Maria. Incastonata nel quartiere di Torpignattara, ad altissima concentrazione di immigrati, la Pisacane conta 200 iscritti di cui 30% stranieri, percentuale che si alza però nelle prime classi elementari. Il caso Rozzano qui sembra lontanissimo. Le indicazioni per andare a mensa o in biblioteca sono scritte in più lingue, arabo e cinese compreso. La convivenza civile da dovere è diventata una virtù. Anzi, la scuola è diventata il polo culturale del quartiere, offre corsi pomeridiani e favorisce in ogni modo l’integrazione.

 

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Nell’istituto romano “sono quattro anni ormai – spiega ancora Maria – che genitori e docenti organizzano con i bambini una grande festa il 18 dicembre, giornata mondiale contro il razzismo. Anche questo è il nostro Natale. In quell’occasione si balla, si canta, e si presentano spettacoli teatrali insieme al quartiere senza escludere nessuno”. “Durante un’edizione della festa – spiega Irene, la cui figlia ormai è alle scuole medie ma che ha frequentato l’istituto nel cuore del quartiere – abbiamo assistito alla danza indù di una bimba bengalese ed è stato molto emozionante”.

Tutto questo non significa però chiusura nei confronti della tradizione e della natività intesa nel senso cattolico: c’è spazio anche “per il Nostro Natale”, garantisce la mamma.

“Per carità, qualche anno abbiamo anche fatto il presepe – sottolinea Angela, due figli in terza e quarta elementare – ma con casette di carta fatte dai ragazzi e nessuno si è offeso per questo. A scuola festeggiamo la fratellanza, la felicità di stare insieme e il rispetto reciproco. Non è questo che il Natale ci insegna, in fondo?”.

Ma non tutto fila sempre “liscio”: a Ladispoli, sul litorale a nord di Roma, di recente il preside Riccardo Agresti è stato picchiato da un genitore che lo accusava di “difendere i rom”. Il motivo? Ha creato de “aggiungendo non escludendo”. “Qui in classe si legge persino il Corano perché la cultura non è escludere – spiega il dirigente – nella nostra scuola gli stranieri arrivano quasi al 30% ma noi accettiamo tutto, crocifisso e Corano, festività ebraiche e cattoliche. Non ci sono distinzioni”.

 

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