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Aggiornato il 23.02.2026
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Educazione affettiva con valutazione e tutti i docenti contitolari. Il ds: “Ciò che non si valuta è visto come secondario” – INTERVISTA

Educazione affettiva, a che punto siamo?

Si è parlato molto di educazione sessuale dal 15 ottobre, quando è stato approvato alla Camera l’emendamento al Ddl sul consenso informato che estendeva il divieto di poter parlare di tematiche sessuali (per le figure esterne alla scuola) – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado. 

Poi, il dietro-front: a novembre è poi caduto il “divieto” di fare attività di educazione sessuale con esterni nelle scuole medie, in tal modo equiparate alle superiori, dove si richiede per tali attività il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico. Il ddl Valditara è stato poi approvato dalla Camera a dicembre: sta proseguendo l’iter in Senato.

Il caso

Ma cosa stanno facendo le scuole? All’istituto Comprensivo “A. Diaz” di Vernole, nel leccese, che comprende una scuola dell’infanzia, una primaria e una secondaria di primo grado, il dirigente Pantaleo Conte ha deciso di introdurre e valutare una “nuova” disciplina curricolare nel più ampio paradigma della “Scuola Lenta”: “Educazione alle Emozioni e all’Affettività”.

L’intervista

Abbiamo chiesto delucidazioni al dirigente scolastico per capire meglio come viene svolta questa disciplina, come viene valutata e cosa significa “scuola lenta”. Ecco cosa ha detto ai nostri microfoni.

Può spiegarci meglio il concetto di “scuola lenta” che applica nella sua scuola?

Per noi “Scuola Lenta” non è uno slogan, né una suggestione pedagogica del momento. È l’identità culturale e formativa dell’Istituto Comprensivo “A. Diaz” di Vernole e Castri di Lecce. Viviamo in un tempo segnato da accelerazione continua, frammentarietà, consumo rapido delle informazioni. In questo contesto, scegliere la lentezza significa restituire tempo al pensiero. Perché il pensiero (come le emozioni) ha bisogno di tempo per radicarsi, sedimentare, trasformarsi in comprensione autentica. Senza tempo non c’è profondità, ma solo reazione immediata.

La nostra ispirazione affonda le radici nel modello dialogico-maieutico di matrice socratica: educare non significa riempire, ma “tirar fuori”. Il dialogo socratico, la domanda, il dubbio, il “so di non sapere” diventano strumenti didattici centrali. In una Scuola Lenta la lezione non è solo trasmissione, ma ricerca condivisa, confronto, costruzione progressiva del senso.

Per questo abbiamo scelto di partire simbolicamente dal bosco, con il primo Collegio dei Docenti presso l’Oasi WWF Le Cesine di Vernole. Ma non è stato soltanto un gesto simbolico. Dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado, infatti, i nostri bambini e ragazzi hanno iniziato a svolgere vere e proprie lezioni all’aperto, nel bosco dell’Oasi.

L’immagine simbolo della Scuola Lenta può essere individuata nella ghianda: piccola, essenziale, apparentemente fragile. Eppure dentro di sé custodisce tutto ciò che serve per diventare una grande quercia, forte, autorevole e radicata. Ma per farlo ha bisogno di tempo, di cura, di equilibrio. Così è anche per ogni bambino, per ogni ragazzo. Si studia tanto, ma si cerca di studiare meglio. Si consolida, si collega, si comprende davvero. La Scuola Lenta nasce da questa consapevolezza: coniugare contemporaneità e profondità, tecnologia e umanità, competenze e coscienza critica. Perché solo un pensiero radicato, come una quercia nata da una ghianda, è capace di resistere al vento del tempo e di abitare davvero il nostro presente.

Come si svolge l’“Educazione alle Emozioni e all’Affettività” nella vostra scuola? In quale grado di scuola è stata inserita? Per quante ore alla settimana?

L’Educazione alle Emozioni e all’Affettività nella nostra scuola non è un progetto parallelo né un’attività occasionale, affidata alla buona volontà dei singoli docenti. È una disciplina curricolare a tutti gli effetti, inserita formalmente nel curricolo verticale d’Istituto, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di primo grado.

Siamo partiti da una convinzione pedagogica chiara: non esiste apprendimento autentico senza consapevolezza emotiva. Ogni processo cognitivo è intrecciato con la dimensione affettiva; ogni esperienza scolastica è anche esperienza relazionale. Per questo abbiamo scelto di strutturare un insegnamento stabile, con contenuti, traguardi di competenza e criteri di valutazione definiti collegialmente.

La disciplina è presente in tutti e tre i gradi del primo ciclo (infanzia, primaria e secondaria di primo grado) ed è prevista per almeno 33 ore annue per ciascuna classe, pari a circa un’ora alla settimana. Un elemento qualificante è la contitolarità: l’insegnamento è affidato a tutti i docenti della sezione, del team o del consiglio di classe. Questa scelta rispecchia la natura stessa dell’educazione emotiva, che non può essere confinata in un’ora isolata, ma attraversa l’intera vita scolastica. La corresponsabilità educativa garantisce coerenza, continuità e integrazione con le altre discipline.

Il percorso si articola in tre nuclei tematici fondamentali, che costituiscono l’ossatura del curricolo verticale:

  • Io e le Emozioni – sviluppo della consapevolezza emotiva, riconoscimento e denominazione delle emozioni, collegamento tra emozioni, pensieri e comportamenti, strategie di autoregolazione.
  • Noi e le Relazioni – empatia, ascolto attivo, collaborazione, gestione dei conflitti, comprensione delle dinamiche di gruppo e maturazione affettiva.
  • Benessere, Affettività e Cittadinanza Digitale – cura di sé, responsabilità sociale, rispetto delle regole come condizione di libertà, uso consapevole degli strumenti digitali, prevenzione del disagio.

Dal punto di vista metodologico, l’impianto è dialogico-maieutico: circle time, role play, scrittura riflessiva, laboratori espressivi, pratiche di ascolto attivo e problem solving emotivo. La lezione non è teorica, ma esperienziale: si parte da situazioni concrete, si riflette insieme, si rielabora in modo guidato, si collega il vissuto personale ai contenuti educativi.

Non è una materia “in più”: è la condizione che rende più solidi anche gli apprendimenti disciplinari. Perché senza equilibrio emotivo, senza capacità di ascolto, senza gestione del conflitto, anche la conoscenza rischia di restare superficiale.

Come valutate questa disciplina? Secondo lei è importante valutarla così da darle importanza? 

La valutazione è un passaggio decisivo, perché ciò che la scuola sceglie di valutare diventa, implicitamente, ciò che riconosce come essenziale.

Fin dall’inizio abbiamo scelto di non lasciare l’Educazione alle Emozioni e all’Affettività in una dimensione informale. Proprio perché è disciplina curricolare, è accompagnata da un impianto valutativo strutturato, coerente con il curricolo verticale che abbiamo elaborato e con i traguardi per lo sviluppo delle competenze definiti per ciascun grado scolastico.

Per ognuno dei tre nuclei (Io e le Emozioni, Noi e le Relazioni, Benessere, Affettività e Cittadinanza Digitale) sono stati predisposti descrittori chiari e osservabili, rubriche di competenza e griglie di monitoraggio che consentono di documentare la progressione degli apprendimenti emotivi e relazionali lungo tutto il primo ciclo di istruzione.

La valutazione è di tipo descrittivo e formativo ed è riportata nella scheda di valutazione quadrimestrale, attraverso un giudizio articolato su tre livelli di competenza: base, intermedio e avanzato. Non si tratta di un voto numerico, ma della restituzione di un percorso evolutivo. Nella valutazione osserviamo in che modo l’alunno riconosce e denomina le proprie emozioni, se riesce a coglierne le cause e a collegarle ai propri pensieri e comportamenti; valutiamo come affronta i conflitti, se dimostra capacità di ascolto e di empatia verso i compagni, se sa assumersi responsabilità nelle relazioni.

Poniamo particolare attenzione anche alla qualità della relazione con l’altro (con il compagno, con la compagna, con il gruppo classe…) osservando come cresce nella capacità di rispettare le differenze, di comunicare in modo non giudicante, di costruire legami positivi e collaborativi. Consideriamo la sua maturazione affettiva nel tempo: la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di gestire dinamiche relazionali più complesse, di contribuire consapevolmente a un clima di fiducia e di reciproco rispetto.

Valutiamo, infine, la capacità di utilizzare strategie di autoregolazione, di gestire momenti di frustrazione o tensione e di partecipare attivamente alla costruzione di un ambiente di apprendimento sereno e inclusivo.

Ritengo sia importante valutare questa disciplina per una ragione molto chiara: ciò che non viene valutato rischia di essere percepito come secondario. Se affermiamo che non esiste apprendimento autentico senza consapevolezza emotiva, allora dobbiamo riconoscere formalmente questa dimensione nel curricolo e nella valutazione.

Valutare significa attribuire dignità culturale e pedagogica alla crescita emotiva e relazionale. Non serve a “misurare le emozioni”, ma a rendere visibile un processo di maturazione personale che è parte integrante del successo formativo. E ciò che diventa visibile diventa consapevole; e ciò che è consapevole diventa realmente formativo.

Che attività si svolgono?

Le attività di Educazione alle Emozioni e all’Affettività non sono lezioni teoriche sulle emozioni, ma esperienze strutturate, progressive e coerenti con il curricolo verticale, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado.

Nella scuola dell’infanzia, le attività sono prevalentemente esperienziali e simboliche: si lavora sul riconoscimento delle emozioni di base attraverso racconti, circle time narrativi, giochi di ruolo, utilizzo del corpo e del linguaggio grafico-pittorico. I bambini imparano a nominare ciò che provano, a collegare emozione e sensazione corporea, a sviluppare prime forme di autoregolazione attraverso pause guidate, respirazione, angoli della calma. Grande spazio è dato al gioco cooperativo e alla costruzione delle prime regole di convivenza.

Nella scuola primaria, il percorso si approfondisce e si struttura maggiormente. Si utilizzano strumenti come il diario emotivo, il “meteo del cuore”, mappe delle emozioni, role play per analizzare situazioni conflittuali, dibattiti regolati, circle time strutturati. Gli alunni imparano a distinguere emozioni primarie e secondarie, a collegare emozioni, pensieri e comportamenti, a sperimentare strategie di autoregolazione. Si lavora molto sull’empatia, sull’ascolto attivo e sulla gestione dei conflitti attraverso tecniche di negoziazione e problem solving sociale.

Particolare attenzione è dedicata anche alla dimensione della cittadinanza digitale: riflessioni sull’uso delle parole online, sul rispetto, sull’inclusione, sulla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo.

Nella scuola secondaria di primo grado, le attività assumono un carattere più riflessivo e identitario. Si analizzano emozioni complesse e ambivalenti tipiche della preadolescenza; si lavora su autostima, identità, appartenenza al gruppo dei pari. Si utilizzano scrittura creativa, diario riflessivo, analisi di casi, circle time avanzati, dibattiti su temi relazionali, laboratori espressivi anche multimediali. Gli studenti sperimentano tecniche di comunicazione assertiva, mediazione tra pari e problem solving emotivo, imparando a leggere le dinamiche di gruppo e a contribuire in modo responsabile al clima della classe.

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