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Europa, il calo demografico spaventa le scuole: dati, preoccupazioni, politiche

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Ne parlano rapporti, libri di testo, slogan e altro ancora. La scuola europea si sta confrontando con il tasso di decrescita più sensibile degli iscritti da oltre cinquanta anni. Lo rivelano analisi incrociate dei dati offerti da Eurydice e dai singoli Ministeri dell’Istruzione delle realtà europee. Il calo demografico, rapporto con la limitata fertilità continentale e le limitate politiche atte a favorire la nascita, pregiudica da vicino elementi naturali della specie umana e del suo inserimento, tra cui il ricambio generazionale, sempre più faticoso e ferruginoso in Italia e Europa, e la frequentazione delle strutture atte all’educazione per l’infanzia.

Il dato sullo stop alla crescita della popolazione si può ricavare dal corposo dossier messo a disposizione da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’UE. Il rapporto 2022, intitolato Demografia dell’Europa, propone una versione interattiva atta a comprendere quello che accade a scuola.

Mancano 100.000 studenti all’appello in Italia: è allarme denatalità

Il non favorire politiche di sicurezza sociale ed economiche atte alla crescita si sta traducendo in un trend negativo mantenuto tristemente dall’Italia in tutto il Vecchio Continente, la quale ha perduto oltre 405mila abitanti nel solo 2020 (dato che tiene anche in considerazione i decessi da COVID) e non è stata in grado, per questioni di fertilità e sicurezza sociale, di ribaltare il triste dato.

Il Sole24Ore ha disposto un approfondimento atto all’analisi del fenomeno della denatalità, arrivando alla conclusione che il crollo delle iscrizioni è il frutto di una denatalità che nei prossimi 10 anni ridurrà, secondo il comportamento delle curve, di quasi 1 e milione 400mila il numero degli alunni presenti in aula, con conseguenti ricadute anche sull’organizzazione del sistema scolastico e sulla didattica in classe. Il fenomeno, tristemente, non resta isolato ed interessa da vicino numerosi stati europei.

L’Europa e il calo di studenti: recessione, crisi e minore natalità

L’allarme è lanciato da Eurostat e riguarda direttamente le strutture scolastiche, destinate a riorganizzarsi visto il calo. L’agenzia di statistica europea rendeva noto che al 1° gennaio 2021 nell’Unione Europea vivevano 447,2 milioni di persone; sono inclusi 23,7 milioni di cittadini di Paesi non comunitari nati nell’UE (il 5,3% del totale) e 37,5 milioni nati fuori dall’UE (l’8,4%).

Risulta che tra 2001 al 2020 la popolazione totale degli attuali 27 Stati membri sia aumentata da 429 milioni a 447 milioni, con una crescita del 4%; alcuni Paesi hanno avuto un incremento più alto, altri più basso o negativo. Mancano all’appello più di 600.000 mila studenti in Europa per il prossimo anno scolastico, dato confermato solo alla piena ripresa delle lezioni che avverrà ad autunno per tutte le realtà europee. Sono necessarie strategie atte a favorire le nascite nel lungo periodo, centrando stabilità, crescita economica e stato sociale.