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“Facciamo tornare a casa i docenti meridionali assunti al Nord con la 107”: sit-in dei Nastrini Rossi

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I Nastrini Rossi sono tornati a protestare con un sit-in a Bari il 4 gennaio, in cui hanno manifestato davanti la sede del Consiglio regionale della Puglia oltre trenta insegnanti.

L’iniziativa è il proseguimento della protesta avviata il 28 dicembre scorso a Catania “in un fronte unito di rivendicazione dei diritti soprattutto – ha spiegato all’Ansa la portavoce del gruppo, Francesca Marsico – delle donne e delle lavoratrici, oltre che delle loro famiglie”.
Il gruppo conta oltre 30mila docenti, “costretti a lasciare le proprie famiglie al Sud per una cattedra al Nord”.

“Qualcuno faccia qualcosa per noi”

Il movimento, alla luce dell’accordo sulla prossima mobilità che nella sostanza non cambierà nulla, chiede un intervento alla politica nazionale, ma anche a quella locale e alle organizzazioni sindacali. Il prossimo contratto di mobilità, infatti, “presenta risibili posti a disposizione per i rientri in Regione e per le assurde percentuali destinate ai docenti di ruolo”, continuano i Nastrini rossi. “Chiediamo si dia finalmente seguito ad una richiesta che non è solo dei 30mila docenti meridionali assunti al Nord, ma delle loro famiglie e dunque di tutta una fetta del Mezzogiorno che chiede solo e semplicemente di continuare a vivere dove sono le proprie radici. La Buona scuola è diventata una spina nel fianco del governo perché gli insegnanti, per lo più donne di 50 anni con lauree, abilitazioni, concorsi e anni ed anni di precariato nelle scuole, non possono accettare passivamente una politica che distrugge le famiglie, la società e le ricchezze del Sud materiali e morali”.

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La soluzione sta nelle assegnazioni provvisorie

Il movimento che ha origine in Puglia, vede nell’assegnazione provvisoria il sistema più efficace per iniziare, anche se gradualmente, il rientro dei docenti meridionali assunti con la Buona Scuola: “è opportuno garantire il rientro anche per il prossimo anno scolastico con le assegnazioni provvisorie, ossia quelle cattedre di organico di fatto che annualmente vengono occupate anche da insegnanti precari privi spesso di abilitazione alla professione docente. Le assegnazioni provvisorie vanno aperte prioritariamente a tutti i docenti della Buona scuola che vogliano tornare nelle proprie regioni, siano essi provvisti o meno di titolo di insegnamento del sostegno”.

Su questo punto i nastrini rossi hanno dalla loro parte alcune sentenze recenti che sanciscono il loro diritto di precedenza per ricongiungimento familiare: infatti, come riportato anche in precedenza, il Tribunale di Monza, con l’ordinanza del 19/12/2017 ha accolto il ricorso una docente di Termini Imerese assunta con la legge 107/2015 e titolare di cattedra in Lombardia.
Il giudice ha così spiegato la decisione: “la disposizione del giudice è fondata sugli art. 7 e 9 del CCNI Mobilità, alla parte in cui si evince che l’assegnazione provvisoria sui posti di sostegno deve essere effettuata innanzitutto in favore dei docenti a tempo indeterminato aventi la relativa specializzazione, in mancanza di questi ai docenti a tempo indeterminato non specializzati, che abbiano presentato la relativa domanda, i quali hanno precedenza rispetto ai docenti precari non specializzati”.

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