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23.08.2025

Flop della mini call veloce al nord e nella primaria. Gavosto (Fondazione Agnelli): per il sostegno ci vogliono misure serie e non le scorciatoie

Reginaldo Palermo

I dati forniti da Cisl Scuola sulle nomine per la copertura dei posti di sostegno con le cosiddette “minicall” sono davvero deludenti e lasciano pressoché invariati i problemi di carenza di docenti specializzati soprattutto nelle regioni del nord e nella scuola primaria.

Sul tema era intervenuto già nei giorni scorsi, con un articolo pubblicato su La Stampa, il direttore della Fondazione Agnelli Andrea Gavosto.

La richiesta di docenti di sostegno – osserva Gavosto – è esplosa negli ultimi anni, a seguito dell’aumento degli studenti con disabilità: si è passati da poco più di 280mila casi nel 2018-19 a 359.000 nell’anno scolastico 2023-24. Tuttavia, soprattutto nelle regioni del nord, dove ci sarebbe maggiore necessità di docenti formati, il numero di insegnanti che ha frequentato e superato il concorso di specializzazione universitaria (un anno in presenza) è molto inferiore al fabbisogno reale.

Questo porta a ricorrere a docenti non specializzati: la percentuale di insegnanti di insegnanti privi di titolo specifico è particolarmente alta al Nord (38% rispetto al 27% nazionale) e nella scuola primaria.
La mancanza di specializzazione, osserva Gavosto, comporta gravi danni per gli studenti con disabilità, che non ricevono un’istruzione adeguata ai loro bisogni. Più di uno su due (il 57%) è costretto a cambiare insegnante di ruolo.
La soluzione più ovvia – conclude il direttore della Fondazione – sarebbe aumentare i posti per i corsi di specializzazione, ma ciò richiede una maggiore disponibilità delle università e un notevole sforzo finanziario.

Gavosto non usa mezzi termini e denuncia l’idea del Ministero di consentire all’Indire e alle Università di organizzare una fase straordinaria con corsi riservati ai precari con qualche anno di servizio su posti di sostegno: “Il ministero – afferma Gavosto – ha invece adottato una scorciatoia consentendo ai docenti precari di frequentare un corso online con un numero di ore molto inferiore per portare a casa un certificato e ottenere il posto di ruolo. Non è una soluzione che possa migliorare la qualità dell’insegnamento per i disabili”.
Che il problema sia particolarmente grave nelle regioni del nord ha poi a che fare anche, ma non solo, con il fatto che il mestiere dell’insegnante risulta sempre meno appetibile proprio al nord dove il costo della vita è, in genere, più alto rispetto al sud.
Ma questa è una condizione difficilmente superabile nell’immediato, almeno con le regole contrattuali oggi in vigore.

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