“I tagli alla scuola sono il simbolo di qualcosa di più grande e più grave, mi creda. Il discorso è molto più largo”. Lo ripete più volte, quasi a raccomandarsi, il conduttore di Dimartedì, Giovanni Floris, che ha appena pubblicato “I fuoriclasse”, primo volume della collana Le Scelte della Solferino. Il libro parla di istruzione, di scuola e di tutto ciò che ruota attorno a due settori che definisce vitali per una democrazia.
Il sottotitolo chiarisce la posta in gioco: “Scegliamo: ignoranti o liberi?”. Il volume nasce come riflessione sul rapporto tra istruzione e libertà, e per l’autore il dibattito sui tagli alla scuola è solo la punta di un tema più ampio, che riguarda il modello di società che l’Italia sceglie di costruire.
Nell’intervista l’autore sostiene che “in Italia la scuola è diventata quello che non dovrebbe essere: un elemento politico”. Per spiegarlo cita due esempi. Secondo lui, per il ministro dell’Istruzione “l’umiliazione è formativa”, mentre la ministra dell’Università e della Ricerca “ha insultato degli studenti che protestavano, bollandoli come poveri comunisti”.
Per il conduttore il nodo non è soltanto economico. I tagli, insiste, sono il simbolo di una questione più grave, che investe il ruolo della scuola nella vita democratica e il modo in cui la politica la considera.