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Francia, lingue avanti tutta

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La rivoluzione copernicana parte da una constatazione, che apre il progetto di decreto firmato congiuntamente dal primo ministro e dal ministro dell’Educazione Nazionale: la Francia è fortemente in ritardo rispetto a molti altri paesi europei – Germania e paesi del nord Europa in testa – nella conoscenza delle lingue straniere. Per colmare questo gap, che oggi rappresenta un grave handicap per un giovane che si affaccia sul mercato del lavoro, al ministero hanno pensato di intervenire non soltanto sui programmi, ma anche sull’organizzazione delle classi e sui docenti.
I primi saranno strettamente legati ai livelli di competenze stabiliti dal Consiglio d’Europa: livello A1 in uscita dalla scuola elementare, B1 alla fine della scolarità obbligatoria per la prima lingua studiata e A2 per la seconda, B2 alla fine degli studi superiori per la prima lingua, B1 per la seconda. Gli alunni – novità, questa, molto interessante – frequenteranno le lezioni suddivisi in gruppi di livello, dunque il più possibile omogenei, per evitare che classi troppo eterogenee possano inficiare l’apprendimento di tutti. Ma il cambiamento più radicale interessa la valutazione: ogni Istituto stipulerà protocolli d’intesa con enti certificatori internazionalmente accreditati, i cui docenti affiancheranno i colleghi della scuola per la pianificazione dei programmi d’insegnamento e la valutazione finale delle competenze acquisite. Infine, a partire dal prossimo anno scolastico, le lingue straniere faranno ufficialmente il loro debutto in prima elementare.