A un anno dall’annuncio del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, centinaia di migliaia di persone vivono ancora in tende o rifugi di fortuna, con accesso limitato ad acqua potabile, cure mediche e beni essenziali. Gli attacchi continuano a causare vittime e feriti, mentre l’ingresso degli aiuti umanitari resta insufficiente. Il 23 ottobre, nella prima puntata di Educazione civica in diretta, incontreremo Giulia Folci, ostetrica di EMERGENCY a Gaza. L’abbiamo sentita. E questo è il racconto suo e EMERGENCY. Racconto drammatico che entra nelle nostre vite e nelle nostre classi mettendo alla prova il senso stesso dell’Educazione Civica e la praticabilità reale dell’impegno per la pace, il diritto e la solidarietà internazionale che sono alla base della nostra Costituzione.
EMERGENCY è presente nella Striscia di Gaza con due cliniche di assistenza primaria ad al-Qarara e al-Mawasi, nell’area di Khan Younis, dove ogni giorno vengono visitati complessivamente tra i 400 e i 600 pazienti. La maggior parte sono donne in gravidanza e bambini. Le patologie più frequenti sono infezioni respiratorie e gastrointestinali, malattie della pelle e patologie croniche come diabete e ipertensione.
Per Giulia Folci, ostetrica di EMERGENCY, è «impossibile fornire le terapie di base a malati cronici, donne in gravidanza e bambini, mentre gli attacchi continuano». E racconta: “Qualche giorno fa siamo dovuti rimanere tre quarti d’ora in più all’interno della clinica prima di rientrare a casa perché nel tragitto c’era appena stata un’esplosione con morti e feriti. Sono diminuite le esplosioni, ma lo stato di ansia e di emergenza è ancora presente“.
Secondo le stime più recenti, dall’annuncio del cessate il fuoco (un anno fa) sarebbero oltre 1.400 le vittime e più di 4.700 i feriti. Gli aiuti umanitari, tra cui farmaci e dispositivi medici, continuano a incontrare forti limitazioni all’ingresso, anche a causa delle restrizioni imposte sui materiali classificati come “dual use” dall’esercito israeliano. Tutto ciò si ripercuote sulla salute dei gazawi, specialmente di donne e bambini.
Ma nella pratica questo cosa significa? Sentiamo ancora Giulia Folci: “Lottiamo ogni giorno per fornire ai nostri pazienti le medicine necessarie. Tagliamo le garze per far fronte alle ferite che arrivano. Alle donne in gravidanza che visito non posso dare il ferro, una delle terapie essenziali per ridurre il rischio di anemia, di parto prematuro, di basso peso alla nascita e di complicanze che possono mettere in pericolo la vita della madre e del bambino. A donne con il diabete gestazionale o malnutrizione è impossibile dare consigli alimentari realistici. Il dato ufficiale dei morti per bombardamenti in questi tre anni è di oltre 73.000, ma esclude coloro che non sono riusciti a sopravvivere per la mancanza di terapie di cui avrebbero avuto bisogno e questo è drammatico“.
I prezzi di cibo e beni essenziali sono aumentati in media del 207% rispetto a prima della guerra, mentre molte famiglie hanno visto ridursi drasticamente il proprio potere d’acquisto. L’ingresso di beni commerciali continua, infatti, a essere privilegiato rispetto agli aiuti umanitari. Secondo gli ultimi dati riportati dalle Nazioni Unite il numero di camion di aiuti umanitari effettivamente scaricati nella Striscia è sceso dal 77% al 70%. Parallelamente, una parte significativa delle merci commerciali in ingresso continua a essere composta da beni non essenziali.
La tipologia di alimenti disponibili, in particolare, è inadeguata per garantire alle persone l’apporto nutrizionale di cui hanno bisogno. Secondo l’IPC (Integrated Food Security Phase Classification) entro dicembre 2026 saranno 1.4 milioni le persone in condizione di grave insicurezza alimentare. Alla scarsità di cibo si aggiunge la difficoltà di accesso all’acqua pulita, con conseguenze dirette sulla salute della popolazione. “Una cosa che come ostetrica mi tocca particolarmente è ad esempio la preparazione del latte in polvere – ci dice Folci –. Purtroppo, in alcuni casi è necessario che il bambino lo prenda e questo è molto difficile da preparare con dell’acqua sporca ed espone i bambini ad altissimi rischi.”
Tra le categorie più esposte alle conseguenze della crisi umanitaria, infatti, ci sono i bambini, che rappresentano quasi la metà della popolazione della Striscia e che pagano il prezzo più alto della carenza di acqua pulita, cibo adeguato, assistenza sanitaria e condizioni di vita precarie.
Centinaia di migliaia di gazawi vivono infatti ancora in tende o rifugi di fortuna, e l’arrivo della stagione più fredda e piovosa contribuirà a rendere le condizioni di vita della popolazione ancora più difficili. Secondo Jacopo Intini, coordinatore di EMERGENCY, a breve piogge e basse temperature renderanno la vita in tenda impossibile: è urgente l’entrata di aiuti. “Le persone non sanno più dove rifugiarsi. Ci sono state le prime piogge della stagione che hanno colto la maggior parte della popolazione in tende ormai fatiscenti – prosegue Jacopo Intini, coordinatore programma EMERGENCY a Gaza –. Periodicamente si verificano incendi perché le persone bruciano l’immondizia per cucinare. Ci avviciniamo all’autunno e all’inverno, piogge e basse temperature porteranno a una situazione di ulteriore sovraffollamento e di precarietà. È ormai urgente che entrino i materiali necessari a riparare le tende o costruire ripari più sicuri“.
A un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, la popolazione civile di Gaza continua a vivere senza adeguate condizioni di sicurezza, assistenza sanitaria e accesso ai beni essenziali. EMERGENCY continua a chiedere il cessate il fuoco permanente e l’entrata di aiuti umanitari nel rispetto del diritto internazionale. Rinnova, dunque, il proprio appello per un cessate il fuoco permanente, la riapertura stabile di tutti i valichi affinché possano entrare senza ostacoli aiuti umanitari, farmaci, materiale medico e beni indispensabili per la sopravvivenza della popolazione e nel rispetto del diritto internazionale umanitario.
Silvia Professione, medico di EMERGENCY a Gaza, così sintetizza: bambini malnutriti, malati senza terapie e pazienti che non possono andare altrove per curarsi, è questo il volto nascosto della guerra.
“Il volto nascosto della guerra – conclude Silvia Professione – è una ragazza che piange perché non trova in nessuna farmacia l’insulina necessaria a curare il suo diabete; è una bambina di 9 mesi con una malformazione al cuore che aspetta il permesso di andare all’estero per essere curata; è un bambino che pesa molti chili in meno rispetto alla norma per la sua età; è un uomo con le coronarie malate e la consapevolezza che non ci sono più le attrezzature necessarie a salvargli la vita. Senza un accesso regolare agli aiuti e una reale protezione dei civili l’emergenza umanitaria nella Striscia è destinata ad aggravarsi tragicamente nei prossimi mesi“.
I docenti che intendono seguire con la propria classe le lezioni di Educazione Civica in diretta sul canale YouTube della Tecnica della Scuola possono compilare il seguente form: https://forms.gle/ePDWHKxjQowDjgkJ8
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