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Aggiornato il 23.09.2025
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Gaza, insegnanti e studenti sanno da che parte stare: blocchiamo tutto e costringiamo il Governo a muoversi per ‘free Palestina’ – VIDEO

La Tecnica della Scuola’ ha intervistato alcuni dei protagonisti della manifestazione svolta a Roma il 22 settembre, nella giornata di sciopero generale proclamato da diversi sindacati di base per dire basta alle vittime civili a Gaza, a partire dai bambini: “il governo non si sta muovendo – dice una maestra – allora le azioni devono partire dal basso, dalle famiglie, dalle maestre, dai bambini e dalle bambine. Se non saranno loro a fare qualcosa, siamo noi che ci fermiamo e che incrociamo le braccia: alla fine saranno costretti a farlo”. Secondo Claudia, di ‘Non una di meno’, “la vera domanda da porsi da oggi in poi è perché non essere in piazza? Dobbiamo scioperare tutti i giorni, dobbiamo mobilitarci tutti i giorni, perché questo regime genocidario deve terminare. Deve terminare l’arroganza dei potenti”. Uno studente di Scienze Politiche, dell’Università La Sapienza, sintetizza: “Sono sceso in piazza oggi, come ogni studente e ogni lavoratore, per il semplice motivo che quando muore qualcuno in modo ingiustificato e non meritato, bisogna scendere in piazza a lamentarsi”.

Le interviste

Siamo alla manifestazione a favore della Palestina per la pace con la maestra Valeria Coppa: avete portato una scritta, un manifesto con scritto ‘le maestre sanno da che parte stare’, perché questo messaggio?

Perché le maestre scelgono di non rimanere indifferenti, di agire, di bloccare la scuola, di dare un segnale: perché non è sufficiente dire ‘viva la pace’, bisogna agire, bisogna scioperare bisogna dire da che parte stare. Bisogna bloccare tutto per cercare di fermare il genocidio in corso a Gaza.

La manifestazione serve anche a mandare un messaggio al Governo, per fermare gli armamenti a favore di Israele. Da questo punto di vista, le maestre cosa hanno da dire?

Ovviamente, perché il Governo non si sta muovendo. Allora, le azioni devono partire dal basso, quindi dalle famiglie, dalle maestre, dai bambini e dalle bambine. Se non saranno loro a fare qualcosa, saremo noi a fermarci, ad incrociare le braccia. E alla fine saranno costretti a farlo.

In piazza oggi ci sono tanti studenti, tanti bambini. È giusto che gli studenti partecipino?

Assolutamente sì, perché sono loro i primi e le prime a mostrare solidarietà. Sono gli adulti, le adulte, che devono imparare dai piccoli e dalle piccole. Facciamolo tutti insieme.

La manifestazione di oggi vuole essere un messaggio importante: se le cose non cambieranno, continuerete a manifestare?

Bisogna continuare. Questo è l’unico mezzo che abbiamo a disposizione: un mezzo pacifico, non violento, ma che deve funzionare. Noi ci siamo.


Siamo con Claudia del movimento “Non una di meno”: perché siete in piazza?

Ma perché non essere in piazza? Questa è la domanda da cui bisognerebbe partire veramente. Ogni mass media dovrebbe porsi questa domanda: come si può non essere in piazza di fronte a quello che sta succedendo, di fronte al genocidio di Gaza, di fronte all’impunità di Israele e la complicità del nostro governo e di tutti gli altri governi, italiani e europei, e chiaramente gli Stati Uniti. La vera domanda da porsi da oggi in poi è perché non essere in piazza? Dobbiamo scioperare tutti i giorni, dobbiamo mobilitarci tutti i giorni, perché questo regime genocidario deve terminare. Deve terminare l’arroganza dei potenti. In tutto il mondo le persone semplici, di ogni estrazione sociale, di ogni colore e qualsiasi cosa fanno nella vita, stanno mobilitando i potenti. I governi devono dar retta a questo afflato.

Ci sono tanti insegnanti e studenti. Questo è un segnale positivo?

È un segnale molto positivo. Sono gli stessi insegnanti, gli stessi studenti che si stanno mobilitando da due anni. Questo è il tema. Chiaramente ad oggi il clima è cambiato, nel senso che c’è una maggioranza in tutti i paesi europei e non solo, che scendono in piazza per dire free Palestina. Quindi il tema è: dove sono i politici, dov’è la stampa mainstream che tutti i giorni fa spettacolo sulle morti di Gaza? Dove sono queste persone?

Possiamo anche chiedere dov’è la Sinistra?

Sì, ma non è, non è affar mio, non è affar nostro. Nel senso dov’è il femminismo? Il femminismo è qui. Questo non ci interessa. Quindi in Palestina tutte libere.

Amir Hajdini, studente dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma

Sono sceso in piazza oggi, come ogni studente e ogni lavoratore, per il semplice motivo che quando muore qualcuno in modo ingiustificato e non meritato bisogna scendere in piazza e lamentarsi. Per la prima volta a Roma vedo una manifestazione del genere. Questo sta a indicare la gravità del motivo per cui sono qui.

Molti studenti sembrano non interessati alla politica e alle tematiche come quella di oggi. Cosa gli vuoi dire?

Penso che purtroppo se ci sono giovano a cui non interessa la politica o in generale le situazioni che avvengono nel mondo, che si disinteressano alla reale situazione geopolitica attuale, è semplicemente una questione di istruzione, di insegnamento. Purtroppo, ci sono persone che non sanno quello che dovrebbero fare, non sanno che devono manifestare, che devono farsi sentite e che hanno il diritto di farlo. Quindi è un problema di istruzione e di cultura.

Amir, secondo te il governo prenderà in considerazione questa protesta? Non penso che cambierà nulla, purtroppo nel modo più pessimista lo dico, sperando ovviamente che ci sia un cambiamento. La vedo veramente grigia, perché sono anni che va così.


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