Home Archivio storico 1998-2013 Esami di Stato Gelmini: dal 2012 nuova terza prova scritta alla maturità, sarà test nazionale

Gelmini: dal 2012 nuova terza prova scritta alla maturità, sarà test nazionale

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Un test Invalsi anche per la maturità. È l’idea su cui da almeno un anno starebbe lavorando viale Trastevere per avvicinare il più possibile gli standard di verifica degli apprendimenti dei nostro studenti che quelli più avanzati in Europa. Nel 2009, di questi tempi, il ministro, Mariastella Gelmini, fece dei primi generici riferimenti in questa direzione. Oggi, a tre giorni dall’avvio degli Esami di Stato del 2010, cui parteciperanno quasi mezzo milione di candidati, eccolo di nuovo tornare sull’argomento. Con maggiore convinzione ed alcune promesse concrete.
“A partire dal 2012 sarà introdotto nell’esame di maturità un test a risposta multipla e sarà introdotta come terza prova specifica”, ha spiegato Gelmini a Moniga del Garda, vicino Brescia, a margine della presentazione della Fondazione ‘Liberamente’, nata per diffondere il pensiero del Pdl e del suo fondatore Silvio Berlusconi. Il responsabile del Miur non è entrato nei particolari, ma è chiaro che l’innovativa prova standardizzata servirà a mandare in pensione, dopo poco più di un decennio, il ‘quizzone’: la prova scritta, voluta dall’ex ministro Luigi Berlinguer, su cui negli ultimi anni sono piovute non poche critiche per l’eccessiva discrezionalità concessa alle commissioni che la predispongono. Il test indicato da Gelmini, invece, sulla scia di quello introdotto nel 2008 durante gli esami di terza media, da quest’anno anche incluso nelle prove che determinano il voto finale, garantirebbe quindi maggiore uniformità.
Il Ministro ha però spiegato che i motivi alla base di questa scelta sarebbero dettati prima di tutto dall’esigenza di allinearci con l’Europa. “In Ue – ha sottolineato – sono sempre più diffusi i test standard per misurare i livelli di preparazione dei ragazzi e la qualità dell’istruzione e anche noi dobbiamo adeguarci”. Che Gelmini sia molto attenta al confronto con l’estero lo dimostra la sua sottolineatura sulla “possibilità nell’ultimo anno delle scuole superiori di insegnare una materia in lingua inglese. È un segnale importante di una scuola che si apre allo scenario internazionale”. La novità è rappresentata dal fatto che l’ingelse verrebbe introdotto in tutte le classi dei corsi terminali. Il Ministro ha poi insistito sul fatto che va introdotto un sistema di valutazione anche nelle scuole superiori così come sarà fatto nelle università perchè “non possiamo rassegnarci a veder scendere nelle classifiche Osce la resa del nostro sistema scolastico”.
L’idea di introdurre un test Invalsi pure alle superiori, oltre che associare gli istituti scolastici a quelli accademici per determinarne la “redditività”, non è piaciuta all’opposizione. “Sarebbe auspicabile – ha commentato la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni – che i test a risposta multipla di cui parla la Gelmini non si risolvano in quella strana mattanza prodotta dai quiz di ingresso ai corsi di laurea a numero chiuso”.
Il Pd teme che l’intento di far prevalere, almeno in sede di Esami di Stato, lo stesso trattamento per tutti possa tramutarsi in un boomerang: “Se dobbiamo davvero misurare i livelli di apprendimento – ha aggiunto Ghizzoni -, allora si impone che le domande si riferiscano ai saperi e alle competenze acquisiti da tutti gli studenti, e che nel corso dell’anno vi siano prove analoghe così che i maturandi familiarizzino con le nuove modalità valutative. Questo significa un altro ambito su cui bisognerebbe investire mentre l’indirizzo del governo continua ad essere incentrato su tagli indiscriminati”.
Critiche all’auspicio della Gelmini piovono pure dalla Rete degli studenti: “per uniformarsi agli standard europei – ha dichiarato Sofia Sabatino, portavoce del sindacato studentesco – non si può partire da un test a risposta multipla agli esami di maturità, bisognerebbe prima di tutto investire sull’istruzione e non tagliare 8 miliardi di euro in tre anni”. 
Secondo la rappresentante studentesca quella espressa dal ministro, a margine della presentazione della Fondazione ‘Liberamente’, è solo un’altra delle proposte populiste e di finto merito, che va a braccetto con la norma per cui bisogna avere la sufficienza in tutte le materie per accedere agli esami di maturità, che come ci ha detto la stessa Gelmini qualche settimana fa, è una norma inapplicabile che l’unica cosa che fa è far chiudere un occhio su qualche cinque di troppo in pagella. La portavoce della Rete degli studenti ritiene che gli esami di maturità andrebbero ripensati totalmente: “cambiare qualche aspetto ogni anno è inutile e ricade sulle spalle di noi studenti che ogni anno ci troviamo a fare i conti con una norma sempre più assurda”.