Secondo l’Università Cattolica per l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, che ha esplorato il tema cui è dedicato il Giubileo 2025, “Università laboratorio di speranza”, i giovani hanno sempre meno fiducia nel futuro e nelle proprie capacità di costruirsene uno.
Tuttavia rimane fondamentale la domanda che i ricercatori hanno posto a un campione di 2001 giovani italiani tra i 18 e i 34 anni, rappresentative di genere, età, titolo di studio, condizione lavorativa e area geografica di residenza: cosa intendono i giovani per “speranza”, in cosa la fanno consistere, dove e come ne fanno esperienza?
Importante appare nella ricerca, l’ida che i giovani hanno della speranza nel futuro in relazione all’area geografica che, come per ogni altra condizione, pare interessare ancora una volta le aree del nord ovest, anche se le variazioni sono di pochissimi punti%: le giovani e i giovani che si dichiarano molto o moltissimo speranzosi sono il 47,6% nel Nord-Ovest, il 44% nel Nord -Est, il 45% al Centro e il 46,2% al Sud e isole.
Se consideriamo le componenti della Speranza vedremo che il Nord-Ovest registra valori superiori in Fiducia rispetto al Sud e alle Isole, mentre quest’ultima area si distingue per un livello di Spiritualità superiore rispetto al Centro e al Nord-Ovest.
Ma si riscontrano differenze statisticamente significative tra chi lavora e chi non lavora, considerato che i lavoratori mostrano punteggi medi superiori rispetto a chi non lavora.
Chi ha invece livelli più alti di speranza nel futuro riporta un maggior benessere emotivo, sociale, e psicologico oltre a una maggiore soddisfazione di vita rispetto a chi ha livelli più bassi di speranza.
Sembra infine che la speranza nel futuro risulta più elevata tra coloro che attualmente svolgono attività di volontariato rispetto a chi non l’ha mai praticato e rispetto a chi lo ha fatto solo in passato.
Secondo gli esperti, colpisce il fatto che “circa metà dei giovani, e soprattutto delle giovani, nutrano poca speranza proprio in una fase della vita che dovrebbe essere ricca di progettualità, sogni, voglia di futuro”.
E questo è un vulnus su cui anche la scuola dovrebbe riflettere, anche se, con ogni probabilità, tutto risieda nelle condizioni economiche del nostro Paese, nella difficoltà di trovare un lavoro e dunque un alloggio, impiantare una famiglia e di conseguenza un futuro.
Infatti, i dati peggiori sulla speranza di futuro vengono sempre dal Sud da dove, da qualche anno a questa parte, si assiste al triste fenomeno dell’emigrazione e di conseguenza alla spopolamento di tante realtà un tempo importanti. E si spopolano anche le scuole e con esse le cattedre e la speranza di futuro per tanti giovani prof.
Confermano gli esperti: “Questi giovani sono delusi dal mondo e hanno una grande richiesta di poter trovare delle categorie di senso da applicare al vivere. Da questo punto di vista l’università offre molte possibilità di riuscire trovare una bussola valoriale”.
“I dati dell’indagine ci dicono che è importante ricostruire una alleanza tra giovani e mondo adulto. Bisogna ricostruire un patto fra le generazioni, partendo dal riconoscere i talenti dei ragazzi e proporre bussole valoriali, questo è responsabilità degli adulti”.
E potrebbe essere una soluzione, ma i talenti dei ragazzi si riconoscono quando si trovano di fronte alla realizzazione di se stessi e dei propri sogni, insieme alla possibilità di potersi esprimere attraverso l’unico mezzo possibile dato all’uomo, che è appunto il lavoro.