Home Archivio storico 1998-2013 Esami di Stato Gli esami dei “furbi”: soluzioni via web in tempo reale

Gli esami dei “furbi”: soluzioni via web in tempo reale

CONDIVIDI
  • Credion
Nel 2009 essere provetti informatici e ed esperti di tecnologie interattive è sicuramente un punto a favore: per riuscire nella vita come nel lavoro. Ma anche agli Esami di Stato. Dopo le avvisaglie riscontrate nelle ultime sessioni, quest’anno le prime due prove scritte cui hanno partecipato i 470.000 candidati al diploma secondario superiore hanno infatti avuto come protagonista la pubblicazione su internet di tracce e soluzioni. Fin qui nulla di strano: peccato che sia avvenuto a distanza di pochi minuti, o meglio solo pochi secondi, dall’apertura delle buste sempre rigorosamente sigillate in cera lacca.
Così per gli studenti più scaltri è stato un gioco da ragazzi reperire via sms da amici o familiari le informazioni più importanti ed ottenere un voto positivo. Certo, viale Trastevere anche quest’anno ha dettato le condizioni: durante le prove, come anche le lezioni, niente telefonini, né computer o ‘palmari’. Lo stesso vale per internet: tutte le aule informatiche delle scuole che ospitano le prove d’esame sarebbero dovute infatti essere rigorosamente chiuse a chiave. Di fatto però, almeno in alcune delle 13.000 Commissioni, le cose devono essere andate diversamente. Come è certo che una parte dei maturandi abbiano avuto accesso alla comunicazione a distanza, attraverso strumentazioni tecnologiche nascoste, approfittando evidentemente di una sorveglianza a maglie troppo larghe.
Per rendersi conto della situazione, che secondo qualcuno metterebbe anche a repentaglio la regolarità degli esami, bastava recarsi i giorni dei primi due scritti sui vari social network e i portali studenteschi e leggere le richieste di sostegno pratico: “vi prego latino”, “matematica al più presto per favore”, “aiuto non so fare niente, spero che la prof mi passi il compito”, sono solo alcune delle miriadi di richieste formulate dai candidati durante la realizzazione dei compiti. E come hanno inviato messaggi è praticamente scontato che buona parte degli stessi studenti abbiano ricevuto le risposte. La conclusione è che a molti di questi studenti internet, almeno per la formulazione delle prime due prove, abbia dato una mano indifferente.
La macchina organizzativa dei candidati più “furbastri” ha funzionato al meglio in occasione del secondo scritto. Appena otto minuti dopo l’apertura delle buste, avvenuta alle 8,30, i siti on line come skuola.net, e a seguire i social network, come Facebook, o i blog, come Tuttomatura, hanno proposto delle tracce perfettamente uguali (evidentemente fotografate o scannerizzate) a quelle proposte dagli esperti di viale Trastevere. Attorno alle 8,45, per gli studenti del Classico arrivava già la prima soluzione esatta: la traduzione di latino di un brano tratto dal De Officiis di Cicerone. Da lì a poco blog e portali giovanili si sarebbero “scatenati” anche per le altre tracce mettendo a disposizione di tutti le non facili soluzioni ai problemi di geometria e trigonometria proposte al liceo scientifico; e poi, man mano, temi rispondenti ai quesiti proposti a seconda dei diversi indirizzi.
Dal ministero dell’Istruzione si limitano a difendere il sistema tradizionale basato sulle prove cartacee (“la trasmissione delle tracce via internet alle scuole, quella sì che sarebbe un pericolo”) e a sottolineare che dopo l’apertura delle buste “la responsabilità è delle commissioni perché sono loro che vigilano in classe”. Del resto, fanno sapere sempre da viale Trastevere, “è impossibile blindare tutto e impedire totalmente che dalle scuole emerga qualche contenuto”.
Di diverso parere gli esperti. Secondo il pedagogista Benedetto Vertecchi “ormai questo esame è una farsa che peraltro serve a poco visto che chi vuole andare all’Università tra poco dovrà sostenere un altro test dove il voto della maturità non conta”. Delusa per la piega che hanno preso le prove conclusive della secondaria anche Marisa D’Alessio, psicologa dell’età evolutiva e docente alla Sapienza di Roma: “ormai in questo Paese – spiega D’Alessio – c’è la cultura dello spionaggio: del resto la società insegna ai giovani che chi vince è furbo. Ma chi ha messo su internet le tracce non ha fatto un buon servizio ai ragazzi, non li ha rispettati: i protagonisti dell’esame devono essere loro, non la Rete”. L’ultima bacchettata è per i genitori che si sono prestati ad inviare le riposte del web sui cellulari dei figli impegnati nelle prove: “devono lasciare in pace i figli – sostiene la psicologa – e responsabilizzarli invece di giustificare la ricerca dell’aiutino”.