In questi giorni, famiglie e studenti affollano gli istituti per gli “Open Day”. Tra laboratori e slogan accattivanti, quella che sembra una festa della formazione è in realtà una fiera. I governi hanno trasformato la scelta della scuola in un mercato concorrenziale. Lo sfondo, abilmente nascosto, è il timore dei tagli e del dimensionamento scolastico. La scuola cessa di essere il luogo in cui i cittadini si formano e diventa un mercato dove scegliere l’istituto più “performante” secondo classifiche come Eduscopio. Gli istituti, per paura di riduzioni d’organico, competono tra loro come i capponi di Renzo. L’ambizione di questo testo è svelare la realtà dietro il marketing, mostrando ciò che le brochure non dicono, ma che tutti gli addetti ai lavori conoscono.
L’Autonomia Scolastica del Ministro Berlinguer, nel tentativo di rinnovare la scuola, ha introdotto paradigmi neoliberisti: concorrenza, merito ed efficienza. Berlinguer riteneva che le logiche aziendali potessero migliorare la qualità. Con l’autonomia ogni istituto è diventato un soggetto giuridico indipendente, ma costretto a competere per attrarre “clienti”. Si è generato un “quasi-mercato” che trasforma lo studente in consumatore. Questa riforma è stata la base per le successive politiche di Moratti, Gelmini e Renzi. Oggi le scuole devono accaparrarsi iscritti per sopravvivere: dietro la vetrina dell’Open Day c’è un sistema che vi chiede di scegliere un “prodotto”, nascondendo che la vera merce sono gli studenti stessi.
Nonostante il PNRR, molte scuole restano fatiscenti o sovraffollate. Non è una fatalità, ma frutto di scelte politiche. I responsabili hanno nomi precisi. La Ministra Moratti ha smantellato i moduli alle elementari e le compresenze, riducendo il tempo scuola. La Ministra Gelmini ha attuato un taglio da “sceriffo di Nottingham”: riducendo l’offerta disciplinare e aumentando gli alunni per classe, ha tolto alla scuola 8 miliardi di euro e cancellato 130.000 posti di lavoro. Il risultato sono le “Classi Pollaio”. Malgrado il calo demografico, è frequente trovare classi di 30 alunni. A questo disastro la “Buona Scuola” di Renzi non ha posto rimedio, rimanendo interna all’idea di aziendalizzazione.
Agli Open Day non lasciatevi incantare dai corsi opzionali. Chiedetevi se vostro figlio dovrà passare 5 ore in un’aula di 40 metri quadri con altri 29 compagni. Una classe con 30 alunni è un parcheggio insicuro che deroga alle norme antincendio e mortifica la didattica, negando l’inclusione. Diventa un sistema che “cura i sani e respinge i malati”, come direbbe don Milani. L’unico elemento di equità è che si nega a tutti il diritto al pieno successo formativo.
Oggi la situazione rischia di precipitare con la Riforma 4+2 del Ministro Valditara per gli Istituti Tecnici e Professionali. Un modello regressivo, subalterno alle imprese, che riduce di un anno il percorso scolastico sacrificando la cultura generale per una iper-specializzazione a breve termine. Con la rapida evoluzione tecnologica e l’IA, questi giovani saranno condannati presto all’obsolescenza delle competenze e al demansionamento. Come in passato, il modello 4+2 maschera un nuovo taglio di risorse e organici.
A ciò si aggiunge l’Autonomia Differenziata del ministro Calderoli (“Spacca Italia”). La regionalizzazione dell’istruzione romperà l’unità culturale del Paese e creerà le condizioni per gabbie salariali regionali, formalizzando la disuguaglianza tra scuole di regioni ricche e povere.
Le decisioni prese agli Open Day non sono solo scelte individuali, ma un’adesione pro o contro la Scuola della Costituzione. La scuola è la cartina di tornasole che unisce destino individuale e collettivo. Ogni iscrizione renderà visibile se riteniamo necessario mantenere una scuola pubblica, laica e unitaria, che formi teste pensanti e cittadini critici, oppure se ci rassegniamo a un sistema che addestra sudditi precari.
Marco Bizzoni