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Gli studenti si sentono soli e depressi? Non si fidano degli adulti e chiedono aiuto all’intelligenza artificiale

Dino Galuppi

Un adolescente su due chiede aiuto all’intelligenza artificiale quando si sente solo ed ha bisogno di aiuto o si sente ansioso, ma si sentono soddisfatti delle relazioni con gli amici e del rapporto con i genitori.

L’Atlante di Save The Children

A sottolineare questa nuova tendenza degli adolescenti di oggi è il contenuto nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Senza filtri”, diffuso qualche giorno fa da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Nell’edizione di quest’anno l’Atlante ha voluto indagare l’età dell’adolescenza, attraverso un’analisi dei dati e un viaggio in ascolto delle voci di ragazze e ragazzi. Il risultato che ne è derivato è una fotografia ricca e complessa, di adolescenti onlife, da una parte fortemente consapevoli delle difficoltà della fase delicata che attraversano dall’altra a forte rischio di isolamento sono alla ricerca di nuove strade e spazi di condivisione, L’Atlante verrà presentato il 19 novembre a Roma, presso la sede di Save the Children (Piazza San Francesco di Paola, 9), a partire dalle 9,30.

I risultati della ricerca

Il sondaggio rileva che il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni intervistati afferma di essersi rivolto a strumenti di Intelligenza artificiale per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo/a o ansioso/a. Una percentuale simile, oltre il 42%, ha utilizzati applicazioni di IA per chiedere consigli su scelte importanti da fare ad esempio per una relazione per avere chiarezza ed aiuto sui sentimenti, o sulla scuola.

Il dato parla addirittura di una percentuale di oltre il 92 % di adolescenti che utilizza strumenti di IA, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9%, quasi un/a ragazzo/a su tre li consulta tutti i giorni, il 43,3% qualche volta a settimana, solo il 7,5% non la utilizza mai.(fonte Save the children) Tra chi utilizza strumenti di IA, i motivi principali sono la ricerca di informazioni (35,7%) e l’aiuto nello studio e nei compiti (35,2%), traduzioni (19,8%), scrittura di testi (18,7%), ma è rilevante la percentuale anche di chi la usa prevalentemente per scopo ludico (21,4%),  o per consigli utili per la vita quotidiana (15%).

I numeri confermano la funzione di supporto emotivo, il 41,8% degli adolescenti afferma infatti, di avere chiesto aiuto a Chat GPT o ad altri strumenti di IA nei momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso. Una percentuale simile, il 42,8%, li utilizza per chiedere consigli su scelte importanti da fare (relazioni, sentimenti, scuola o lavoro). L’uso di questi strumenti è considerato fondamentale dal 49,1% degli adolescenti intervistati e il 47,1% pensa addirittura che un uso maggiore lo/la aiuterebbe molto nella sua vita personale

Il dato che emerge dalla ricerca che forse più di tutti deve almeno lanciare una seria riflessione a 360 gradi è che il 63,5% ha trovato più soddisfacente confrontarsi con uno strumento dell’IA che con una persona reale (il 20,8% spesso, il 42,7% qualche volta.

Il 60% degli adolescenti è soddisfatto o molto soddisfatto di sé con percentuali più elevate tra i ragazzi (71%) rispetto alle ragazze (50%); al 9% è capitato di isolarsi volontariamente anche per brevi periodi per problemi di natura psicologica; mentre quasi uno su 8 è arrivato ad usare addirittura psicofarmaci con una percentuale più alta tra le ragazze (16,3%). Un gap di genere che si riscontra anche quando li si interroga sul proprio benessere psicologico: poco più di una ragazza su tre mostra di avere un buon equilibrio psicologico (34%), contro il 66% dei ragazzi, la più ampia differenza di genere rilevata tra tutti i Paesi europei (oltre 30 punti percentuali).

La dimensione onlife dei nativi digitali è un contesto molto delicato e complesso. Da una parte persiste il fenomeno del “Phubbing”, ovvero l’atto di ignorare le persone presenti fisicamente per usare il proprio smartphone, così come l’iperconnessione che rileva un uso non corretto degli strumenti digitali. Per passare al fenomeno del cyberbullismo (coinvolti circa il 47% dei ragazzi), per passare al ghosting cioè il bloccare bruscamente ogni tipo di comunicazione con qualcuno senza alcuna spiegazione.

Fa effetto leggere nella relazione che un adolescente su due non ha mai visitato mostre o musei (dato del 2024), così come oltre il 18% non fa alcuna attività fisica. Il l 21,2% non è mai andato al cinema, il 46,2% non legge libri al di là di quelli scolastici.

Positivi invece i dati che riguardano le relazioni interpersonali ed affettive, 8 ragazzi su 10 affermano di essere soddisfatti del rapporto con i propri amici e addirittura è anche molto positiva la relazione percepita dagli adolescenti con i genitori (oltre il 70%)

Per Raffaela Milano, Direttrice del Polo Ricerche di Save the Children “Le disuguaglianze economiche, educative e sociali si fanno più pesanti proprio in questa fase cruciale della crescita, rischiando di compromettere il futuro. È necessario colmare questi divari e garantire a tutti gli adolescenti l’opportunità di studiare, viaggiare, fare sport, sperimentarsi, come loro stessi ci chiedono a gran voce”.

L’Atlante si pone l’obiettivo di fotografare le tante, diverse, adolescenze vissute in Italia da una generazione che è stata duramente segnata dall’emergenza Covid, in termini di uso problematico di internet e di rischi di isolamento. E di questi studi ne abbiamo veramente bisogno per capire ed aiutare gli adolescenti in questa fase molto importante della loro vita.

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