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Governo lampo con premier Gentiloni: al Miur sale Puglisi, addio modifiche L. 107?

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Il no della Bce alla proroga per l’aumento di capitale del Monte dei Paschi, fa sprofondare il titolo in Borsa e costringe il Capo dello Stato ad allestire subito il nuovo governo.

Nella serata del 10 dicembre, salgono così le quotazioni dell’attuale ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, come nuovo premier, indicato al Colle dal presidente del Consiglio uscente Matteo Renzi.

“Al suo posto – scrive l’Ansa – i rumors accreditano tra gli altri l’ex sindaco di Torino Piero Fassino o, in una soluzione interna, il segretario generale della Farnesina, l’ambasciatrice Elisabetta Belloni: molto stimata dal nuovo premier. Ma anche Carlo Calenda, molto legato a Renzi, viene accreditato tra i possibili titolari degli Esteri”.

Siccome, quindi, Renzi non verrebbe emarginato (c’è ancora chi scommette su un suo Esecutivo bis) ma rimarrebbe “dietro le quinte”, sarebbero davvero tante le riconferme dei ministri del governo uscente. Ad iniziare dalla responsabile del dicastero per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, al quale il leader Pd avrebbe chiesto di rimanere, e il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia, con l’obiettivo di concludere i decreti attuativi della riforma della PA.

Confermatissimo sarebbe anche Pier Carlo Padoan, “che ha in mano i dossier più scottanti del nuovo governo: le banche e i conti pubblici casomai a gennaio la Commissione Ue dovesse chiedere correzioni alla manovra”.

Rimangono al loro posto pure Dario Franceschini come ministro della Cultura, Maurizio Martina all’Agricoltura, Andrea Orlando alla Giustizia e Roberta Pinotti alla Difesa.

Anche la compagine di Ncd al governo dovrebbe restare in sella con i suoi tre ministri, Angelino Alfano (ministero dell’Interno), Beatrice Lorenzin (Salute) ed Enrico Costa (per gli Affari Regionali e le Autonomie).

A passare la mano, sarebbero invece i ministri del Lavoro Giuliano Poletti e quello dell’Istruzione Stefania Giannini: a chiederlo, pubblicamente, nelle ultime ore sono stati diversi rappresentanti del Partito democratico. Ad uscire allo scoperto è stato prima l’on. Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, e poi Roberto Speranza.

La notizia dell’ultima ora è però che a capo del Miur, al posto di Stefania Giannini, sarebbe già stato individuato il successore: è la responsabile Scuola del Pd Francesca Puglisi (mentre al Lavoro potrebbe andare il vice ministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova), molto vicina al leader uscente del Governo. Ma non si tratta, a nostro parere, del ministro più indicato a stravolgere la L. 107/15, come auspicato da diversi alti esponenti del Pd.

Domenica 11 dicembre ne sapremo di più: di sicuro, qualora la Puglisi dovesse arrivare al dicastero di Viale Trastevere, le possibilità di modificare la Legge 107/2015 sarebbero ridimensionate. La senatrice democratica, infatti, è stata e rimane una delle più fervide sostenitrici della chiamata diretta, come degli ambiti territoriali, dell’assegnazione degli incentivi ad una rosa ristretta di docenti e, in generale, di tutto l’impianto normativo introdotto con la Buona Scuola.

Per assistere a delle modifiche sostanziale della L. 107, con Puglisi al Miur, c’è però ancora una possibilità: che il nuovo “vento” in seno al Pd, derivante dalla “scoppola” del referendum, abbia imposto un riavvicinamento del partito di maggioranza con docenti, studenti e giovani in cerca di lavoro. Far credere loro che lo sviluppo dell’alternanza scuola-lavoro avrebbe risolto i mali e cancellato i veleni, è stato un errore troppo grosso per essere perdonato: Giannini e Poletti lo pagheranno caro. Chi gli subentra potrebbe cambiare registro. Forse.

 

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