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I “cattivi maestri” nella nuova scuola

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Nella scuola convivono cattivi maestri che provocano danni e cattivi maestri che creano sviluppo: così apre un editoriale sulla pagina di “forumpa.it”. Viene subito spiegato che, mentre i cattivi sono all’apparenza non pericolosi, ben mimetizzati in un sistema formativo preoccupato di cambiare senza cambiare, erogano contenuti e fanno sfoggio di eloquio, conoscono: Lim, ebook (pdf), qualche programma di scrittura e finiscono sempre il programma,  i cattivi maestri sono quelli che al sistema sembrano cattivi sul serio, ma in effetti rifromano la scuola.

Questi ultimi infatti non seguono troppo le regole, mettono le aule in disordine con quella loro mania di spostare la cattedra verso il muro e di disporre i banchi diversamente. Non usano molto i libri: li costruiscono con gli studenti, che sono anche autorizzati a usare i loro SmartPhone durante la lezione. Usano il web come piattaforma per la conoscenza. Su Facebook hanno creato un gruppo. Provano a usare software FOSS (Free Open Source Software) così che gli studenti possano lavorare a casa come a scuola senza oneri economici. Durante gli scrutini si accalorano in difesa di quello studente con i 4 sul registro (elettronico) che invece è l’admin del wiki della scuola e che ha imparato tanto.

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Le Istituzioni da sole non ce la faranno a cambiare la scuola, se nella scuola prevarrà il Cattivo Maestro 1, né sarà certo l’ultimo modello di videoproiettore interattivo a cambiare la qualità dell’insegnamento.

Il rischio del PNSD, conclude l’editoriale, è perdere il focus. Il piano di formazione deve certo prevedere una alfabetizzazione (termine che richiama l’analfabetismo) all’uso di software, device, strumenti di rete e apps. Queste risorse però non devono essere inserite in vecchi contenitori. Non si trascuri quindi la formazione didattica, metodologica e valutativa degli insegnanti. Deve nascere una scuola diversa, migliore, non solo più tecnologica.

Con tanti Cattivi Maestri 2, conclude l’articolo di forumpa.it, che potranno così formare cittadini digitali esperti. Altrimenti i nostri ragazzi rischiano di restare solo dei fantastici “schiaccia bottoni”.