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I ds non scelgono i docenti, Costarelli: “Ci vorrebbe personale che condivida la nostra visione. Fino a 11 ore al giorno di lavoro”

Redazione

Cosa significa essere dirigenti scolastici? Quali sono gli aspetti del loro lavoro che magari sfuggono alla maggior parte delle persone? Quali criticità? Cristina Costarelli, dirigente scolastica e presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio

“Il dirigente è una persona che gestisce, che organizza, che dà linee di indirizzo. Ecco, questo è ciò che ritengo definisca meglio la sua figura”, ha esordito.

La dirigente ha puntualizzato un tema: il fatto che un dirigente scolastico non può scegliere i docenti con cui “In tutti gli altri paesi che nella mia carriera ho visitato grazie al programma Erasmus, i dirigenti scolastici hanno la possibilità di scegliere i propri docenti”. Un limite, perché “se abbiamo una certa visione di scuola, per realizzarla, come dirigenti, avremmo bisogno di personale che la condivida”, ha affermato la preside.

I dirigenti scolastici sono pagati poco?

Poi, c’è il nodo stipendi: “Non perché il preside debba essere assimilato ad un dirigente aziendale – spiega – però è ovvio che per realizzare un obiettivo comune ci vogliono persone e risorse materiali”. Ci sono anche dipendenti che “fanno i furbetti”: “Vedere associare i giorni prima e dopo esattamente alla chiusura delle vacanze, fa un po’ pensare. Non si hanno mai le prove che sia un abuso quindi lungi da me volerlo sostenere o poterlo sostenere, però è una consuetudine che tra i colleghi viene riportata spesso”.

E il carico di lavoro? Abbondante: “Realisticamente, volendo dare un numero medio di ore, le 8 della giornata lavorativa si superano ampiamente, si arriva anche alle 10, alle 11 ore. Quando ci sono problemi si lavora la sera, si lavora il sabato, la domenica. È un’occupazione che non ha l’aspetto di un lavoro impiegatizio, per cui dopo le 36 ore in ufficio si finisce. Di contro ha questo aspetto, che a me piace molto, della varietà: è un lavoro dove l’abitudine non esisterà mai”, queste le parole di Costarelli, che ha anche detto: “Sì, consiglierei di fare questo lavoro, tant’è che l’ho anche fatto”.

Stipendi docenti e dirigenti scolastici, le differenze

Nel quadro retributivo europeo, abbiamo analizzato ancora una volta il curioso caso dei dirigenti scolastici italiani che godono di stipendi lordi effettivamente fra i più alti in Europa, mentre i docenti si trovano tra i meno pagati. È questo il dato del rapporto Eurydice Teacher and School Head Salaries: 2022‑2023, che valuta i salari lordi annui in Parità di Potere d’Acquisto (PPA).

Secondo il report, in Italia i dirigenti scolastici della scuola secondaria di primo e secondo grado percepiscono mediamente 82.272 euro (lordi), valore superiore a quello registrato in gran parte degli altri Paesi europei. Al contrario, i docenti percepiscono una media di soli 32.306 euro (lordi), tra le retribuzioni più basse nel confronto continentale.

L’Italia si posiziona quindi con un totale di 114.578 euro (lordi), distanziata da nazioni come Paesi Bassi (134. 000 euro), Austria (128.589 euro), o Irlanda (126 .869 euro). Tuttavia, ciò che emerge con maggiore evidenza è il mismatch interno tra dirigenti e docenti.

Secondo lo studio Indire/Eurydice, in Italia lo stipendio minimo di un dirigente è più che doppio rispetto a quello di un docente con 15 anni di anzianità. In termini relativi, gli stipendi dei capi d’istituto italiani risultano tra i più alti in Europa, mentre quelli dei docenti restano ai livelli più bassi.

L’OCSE conferma questa disparità, sottolineando che in Italia la “premium” stipendiale dei dirigenti è superiore al 100% rispetto ai docenti: un divario che risulta tra i più marcati tra i Paesi analizzati.

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