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I presidi siciliani e il concorso a cattedra: non siano in vendita

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Sarebbero 130 i dirigenti scolastici siciliani che hanno aderito alla protesta contro il miserabile compenso di 60 centesimi l’ora previsto per i presidenti di commissione del concorso a cattedre e rifiutato la nomina mettendo però in seria difficoltà i funzionari dell’Ufficio scolastico regionale della Sicilia che non sanno dove trovare sostituti

E per raccogliere adesioni, scrive La Repubblica,  è stata creata anche una pagina di Facebook dal titolo “DS not for sale”. E in poco tempo l’invito è stato raccolto anche da una settantina di presidi di altre regioni: Calabria, Lazio, Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Campania.

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“Non è una polemica – spiegano promotori – ma una presa di posizione perché quando si parla di scuola ci si riferisce sempre a docenti, alunni e genitori. Ma quasi mai ai presidi e al personale Ata che sono letteralmente dimenticati da tutti. Che non si pensi però di poterci poi utilizzare in maniera così umiliante al momento del concorso”.  In pratica si tratta di ricevere 750 euro lordi per un impegno di 1.250 ore: 60 centesimi per ogni ora di impegno.

“I requisiti per presiedere una commissione sono molto selettivi, perché, coerentemente con la ricerca di una migliore professionalità nella scuola, si seleziona personale altamente qualificato per il ruolo di presidente delle commissioni”.

Intanto sembra che i ecnici del ministero dell’istruzione stianno lavorando con i colleghi dell’Economia per incrementare le retribuzioni dei commissari di concorso. Anche se, a due settimane dal via, in metà delle regioni si fa fatica a completare le commissioni per attribuire 63.712 cattedre ai 165mila concorrenti in lizza.