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Il bimbo di sei anni non vuole fare i compiti, arriva lo schiaffo del papà: condannato ad un mese

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Una volta gli schiaffo aveva anche una funzione educativa. Una volta. Oggi ha una funzione solamente punitiva. Che nei bimbi particolarmente piccoli può trasformarsi in abuso. La pensano in questo modo anche i giudici del Tribunale di Arezzo, che il 21 ottobre hanno condannato un uomo cinquantenne ad un mese, pena sospesa, per abuso dei mezzi di correzione per aver dato uno schiaffo dato al figlio di sei anni.
L’uomo, che è stato anche condannato a pagare un risarcimento alla madre del bambino, nel frattempo diventata la sua ex moglie, vive in provincia di Arezzo. E non può dirsi sfortunato. Perché due anni fa andò molto peggio ad un altro padre, un italiano che ha trascorso due o tre giorni in cella prima di essere condannato dai giudici svedesi ad una multa di circa 700 euro per aver maltrattato il figlio dodicenne in preda ad una ”bizza” in strada a Stoccolma, all’ingresso di un ristorante. Nel 1979, infatti, la Svezia divenne il primo Paese del mondo a proibire completamente le punizioni corporali ai bambini. I giudici nordici stabilirono che l’uomo aveva “volontariamente provocato dolori a suo figlio tirandogli i capelli”, riconoscendolo colpevole di maltrattamenti lievi.
La condanna al cinquantenne aretino, quindi, può essere considerata anche lieve. Per il pm Bernardo Albergotti e, per il giudice Manuela Accurso Tagano, l’uomo ha esagerato nel colpire il piccolo. L’episodio risale al 2009 in un centro della Valdichiana aretina. In casa, al momento in cui è partita la mano aperta del padre sul volto del bambino, c’era anche un altro figlio dell’uomo, avuto da un precedente matrimonio. A notare che c’era qualcosa che non andava, e soprattutto quel segno rosso sulla guancia del piccolo, è stata la madre che ha chiesto conto al marito dell’accaduto. Lui si sarebbe giustificato dicendo che il bambino, che allora faceva la prima elementare, non voleva esercitarsi a leggere. Non è chiaro chi abbia avvisato i carabinieri, se la moglie o il figlio più grande, sentito anche lui come testimone in aula, ma la denuncia è scattata e così la vicenda è giunta davanti al giudice. Il bambino, tra l’altro, probabilmente turbato per l’accaduto, non era andato a scuola per alcuni giorni. La mamma del piccolo, che due anni dopo lo schiaffo si è separata dal padre del bambino, si è costituita parte civile e in quella veste ha ottenuto il risarcimento disposto dal giudice.