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Aggiornato il 23.02.2026
alle 10:42

Dispersione scolastica, dall’Unione Europea misure innovative per contrastarla. Il rapporto Eurydice 2026

Per il 2026 la Commissione Europea ha investito Eurydice, la rete europea d’informazione dell’istruzione comunitaria, di analizzare come le singole realtà nazionali stanno combattendo ed arginando la dispersione scolastica nelle aree a rischio, tenendo in considerazione indicatori sociali, economici e demografici. In particolare, si sono presi in esame 37 paesi europei con il fine di considerare l’attento sviluppo di una strategia collettiva di contrasto alla dispersione scolastica che attanaglia decine di realtà europee, trattandosi difatti di una problematica comune a tutti i Paesi. Il rapporto analizza anche il retroterra economico e sociale che produce tali forme di abbandono precoce del percorso scolastico; in particolare v’è la scarsa integrazione del soggetto, il disinteresse del gruppo familiare o l’incapacità del giovane di sottrarsi a mansioni lavorative (spesso in nero e dunque non contrattualizzate) al fine di provvedere solo parzialmente e per quanto basta al sostegno economico dei propri cari.

I fini del rapporto comunitario: strategie nazionali presenti ma assenza di coordinazione

Nel rapporto 2026 pubblicato da Eurydice, l’attenzione si concentra su 37 sistemi educativi europei analizzati attraverso indicatori comparabili e aggiornati relativi ad abbandono precoce e assenteismo. Il quadro che emerge è quello di un’Europa che ha progressivamente rafforzato i meccanismi di monitoraggio: quasi tutti i Paesi dispongono oggi di sistemi nazionali di raccolta dati sulle assenze, mentre una larga maggioranza ha introdotto strategie strutturate di prevenzione, con piani d’azione che combinano interventi didattici, supporto psicologico e cooperazione con i servizi sociali – presso alcune aree totalmente assenti o insufficienti numericamente. In diversi Stati sono operativi sistemi di “allerta precoce” che segnalano automaticamente assenze ripetute o cali improvvisi nel rendimento, consentendo interventi tempestivi prima che la situazione degeneri nell’abbandono definitivo da parte dello studente. Il rapporto evidenzia inoltre una crescente integrazione tra politiche scolastiche e fondi europei, con programmi mirati nelle aree socio-economiche più fragili e un’attenzione particolare alle transizioni critiche, come il passaggio alla scuola secondaria superiore e alla formazione professionale.

Le cause più comuni dell’abbandono precoce

Quanto alle cause della dispersione scolastica, il rapporto delinea un fenomeno complesso e multilivello. Tra i fattori più ricorrenti figurano in primis le condizioni socio-economiche svantaggiate, la bassa scolarizzazione familiare e la precarietà lavorativa dei genitori, elementi che incidono sulla continuità del percorso educativo. Pesano anche le difficoltà di apprendimento non adeguatamente intercettate, il disagio psicologico e relazionale, il bullismo e, in alcuni contesti urbani, la segregazione scolastica di alcune comunità, anche su base etnica. In diversi Paesi emerge inoltre il ruolo delle transizioni mal gestite tracicli di istruzione previsti e la scarsa percezione di utilità pratica del percorso scolastico, soprattutto nei contesti in cui l’offerta formativa appare troppo distante dal mercato del lavoro. La dispersione, sottolinea Eurydice, non è dunque il risultato di una scelta improvvisa, ma l’esito di un progressivo allontanamento, spesso silenzioso, che inizia con assenze sporadiche e si consolida in mancanza di interventi mirati condita con negligenza istituzionale.

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