Home Attualità Il caso della maestra e il revenge porn: lettera di solidarietà

Il caso della maestra e il revenge porn: lettera di solidarietà

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La storia che negli ultimi giorni ha attirato l’attenzione è quella di una maestra di scuola materna di Torino, licenziata a causa di un video fatto circolare dal suo ex compagno. Proprio come conseguenza dell’opinabile gesto di quest’ultimo, la ragazza è stata costretta a dimettersi per la gogna mediatica che stava subendo, spinta soprattutto dalla sua direttrice. Il resto è, purtroppo, storia.

Il revenge porn è un atto di violenza psicologica, un reato vero e proprio, che colpisce soprattutto le donne. Si tratta della condivisione pubblica di immagini e/o video intimi tramite Internet senza il consenso dei protagonisti. In Italia è punito dalla legge, entrata in vigore il 9 agosto 2019 con il titolo “Codice Rosso”.

La lettera di solidarietà

Non sono mancate le diverse polemiche dal mondo degli internauti. Molta gente ha mostrato solidarietà alla ragazza, sottolineando il fatto che il modo di vivere la propria sessualità non deve intaccare la sfera lavorativa.

A sostenere questa tesi, un gruppo di tantissime donne tra giornaliste, docenti, ricercatrici, politiche, scrittrici, attiviste che hanno deciso di manifestare con una lettera aperta la propria solidarietà alla maestra d’asilo colpita da Revenge Porn.

Di seguito la lettera

Cara Franca,
abbiamo appreso la vicenda che ti riguarda dai giornali, non conosciamo il tuo nome e per indirizzarci a te abbiamo scelto il nome di una donna che ha cambiato la storia di questo paese, Franca Viola.

Come Franca, che fu la prima a rifiutare la vergognosa pratica del “matrimonio riparatore”, anche tu hai trovato la forza di denunciare la violenza che ti è stata inflitta e possiamo solo immaginare quanta ce ne sia voluta.

Ti vogliamo dire grazie.

Grazie perché non sei stata zitta, come tanti avrebbero voluto.

Grazie perché non ti sei arresa e a chi ti ha detto che avresti dovuto provare vergogna hai risposto rendendo pubblica questa storia, in cui a vergognarsi dovrebbero essere tutte le altre persone coinvolte. Non tu. Perché nel sesso, libero e consensuale, non c’è vergogna.

Vergogna dovrebbe invece provare chi, senza alcun consenso da parte tua, ha pensato di violare te e il tuo privato. Si chiama Revenge Porn, ed è un reato.

Vergogna dovrebbe provare chi ti ha costretto a dimetterti, come se nel sesso ci fosse qualcosa di sporco, di immorale. Non è così.

Immorale è ciò che hai dovuto sopportare.

La storia di Tiziana Cantone sembra non aver insegnato niente.

All’epoca della sua morte abbiamo pensato tante volte a quello che avremmo potuto fare per farle sentire che non era sola. Per questo oggi neanche noi stiamo zitte.

Cara Franca, grazie.