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Aggiornato il 12.11.2025
alle 11:43

Il docente oltre alla didattica cosa è obbligato a fare? Quasi sempre è libero di non aderire: vi spieghiamo perchè – STUDIO

Redazione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo uno studio del professor Silvano Mignanti, docente di Informatica in un istituto di Civitavecchia, sugli obblighi dei docenti nello svolgere attività e impegni oltre l’orario di cattedra.

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Tra aumenti irrisori, progetti che non vengono pagati e funzioni aggiuntive che si moltiplicano, il docente italiano si trova spesso a chiedersi: “cosa, esattamente, sono obbligato a fare?”. Una domanda tutt’altro che banale, perché, nel linguaggio quotidiano della scuola, il confine fra dovere professionale e disponibilità personale è diventato sempre più sfumato. Molti incarichi sono presentati come inevitabili, ma in realtà non lo sono affatto; altri, invece, fanno parte integrante del contratto di lavoro e non possono essere rifiutati. Capire questa distinzione è fondamentale non solo per tutelarsi, ma anche per rivendicare con consapevolezza il proprio ruolo professionale.

Il Contratto Collettivo Nazionale della Scuola (CCNL) definisce in modo preciso le attività obbligatorie per tutti i docenti. Rientrano qui l’attività di insegnamento — 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia, 22 più 2 di programmazione nella primaria, 18 nella secondaria — e tutte le funzioni collegate alla didattica:

  • 40 ore per attività collegiali dei docenti: partecipazione ai collegi docenti, ai consigli di classe, interclasse e/o intersezione ed altre eventuali attività collegiali purché rientranti nel piano annuale delle attività formalmente deliberato dal Collegio stesso.
  • 40 ore per attività collegiali di programmazione e verifica: programmazione didattica e progettuale (soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primaria), verifica periodica e finale dei risultati degli alunni, informazione delle famiglie relativamente a scrutini e valutazioni, incontri di programmazione disciplinare o per dipartimenti, quando rientrino nel piano annuale delle attività formalmente deliberato dal Collegio Docenti.
  • partecipazione agli esami (salvo casi molto particolari).

Diverso è il caso degli incarichi aggiuntivi.

Alcuni possono essere considerati obbligatori solo se formalmente deliberati dagli organi collegiali e assegnati con atto motivato dal dirigente per ragioni di servizio. È il caso, ad esempio, delle funzioni strumentali, del referente per l’inclusione o del referente di plesso. Sono ruoli che comportano una responsabilità organizzativa significativa e che richiedono un impegno medio che varia fra le 20-30 e le 100 ore l’anno, a fronte di compensi che oscillano in genere tra i 250 e i 750 euro lordi, provenienti dal Fondo di Istituto. In questi casi, però, non si tratta di un obbligo automatico: il docente può rifiutare l’incarico, salvo che la scuola non si trovi in una situazione di necessità tale da giustificarne l’imposizione, circostanza che deve comunque essere motivata per iscritto.

Ben più frequenti sono gli incarichi facoltativi, quelli che la normativa consente di rifiutare senza alcuna conseguenza disciplinare. È il caso dei coordinatori di classe o di interclasse, una funzione importante ma non obbligatoria, affidata su base volontaria e con compensi che raramente superano i 250 euro lordi l’anno, a fronte di un impegno orario medio stimabile in circa 50 ore. Allo stesso modo, restano nella sfera della libera adesione i ruoli di referente di laboratorio, referente AI, referente informatico, referente PCTO o di Educazione civica, ecc., nonché la partecipazione a progetti PON, PNRR o Erasmus+. In questi casi i compensi variano notevolmente: un docente tutor o esperto nei progetti europei può percepire da 30 a 80 euro lordo stato all’ora, ma la retribuzione arriva spesso con mesi — se non anni — di ritardo. L’impegno può andare dalle dieci alle quaranta ore per ciascun progetto, a seconda delle attività. Tutto ciò, pur rappresentando un arricchimento professionale, non rientra tra gli obblighi contrattuali: il docente è libero di non aderire.

Anche le attività complementari, come la partecipazione ai viaggi d’istruzione, non rientrano fra gli obblighi di servizio. Nessuna norma impone al docente di accompagnare le classi in gita; anzi, la partecipazione è volontaria e comporta responsabilità civili e penali non indifferenti. Il CCNL non prevede alcuna forma di compenso aggiuntivo, e molte scuole non riconoscono nemmeno ore di recupero. L’accettazione, dunque, è un atto di disponibilità personale, non un dovere d’ufficio.

Un discorso a parte meritano gli esami di Stato: qui l’obbligatorietà scatta con la nomina. Il docente designato come commissario o presidente non può rifiutare l’incarico, salvo casi eccezionali di incompatibilità o impedimento grave. I compensi sono fissati per legge e vanno da circa 399 a 911 euro lordi, in base al ruolo e alla distanza dalla sede di servizio. Si tratta, tuttavia, di cifre ferme da anni, che non tengono conto né dell’inflazione né del crescente carico burocratico connesso alle prove.

Tra gli incarichi “a metà strada” tra obbligo e facoltatività si collocano le supplenze interne e le ore eccedenti: il docente è tenuto a effettuarle solo nei limiti di quanto previsto dal contratto e per esigenze di servizio contingenti. Il compenso orario, intorno ai 17,50 euro lordi, appare lontano dal valore reale dell’impegno richiesto, che spesso si somma a giornate già cariche di lezioni, correzioni e riunioni.

La fotografia che emerge è quella di un lavoro che, nel corso degli anni, ha inglobato una quantità crescente di mansioni collaterali, molte delle quali non obbligatorie ma sistematicamente presentate come tali. In questo contesto, il docente che rifiuta un incarico facoltativo rischia di apparire poco collaborativo, mentre in realtà esercita un diritto pienamente riconosciuto dal contratto. Accettare tutto, per senso di responsabilità o per evitare tensioni, ha contribuito a creare quella spirale di disponibilità illimitata che oggi pesa su tutto il corpo docente.

Va ricordato che i compensi accessori, quasi sempre erogati tramite il Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa (di cui è parte il forse più noto FIS – Fondo di istituto), sono soggetti alla contrattazione d’istituto e alle risorse effettivamente disponibili. In molte scuole, le somme a disposizione non coprono nemmeno la metà degli incarichi assegnati. È quindi legittimo che un insegnante scelga di non aggiungere ore di lavoro non riconosciute, o di non accettare ruoli che comportano responsabilità aggiuntive senza adeguata retribuzione. Il contratto tutela il diritto al rifiuto, e ogni incarico che non rientri nell’attività didattica obbligatoria deve essere conferito su base volontaria o, al più, con esplicita motivazione di servizio.

In sostanza, il docente è tenuto a garantire l’insegnamento, la partecipazione agli organi collegiali e alle operazioni di valutazione, ma non è obbligato a farsi carico di tutto ciò che la scuola propone. Coordinare, progettare, accompagnare o partecipare a bandi e attività extracurricolari può essere un arricchimento, ma resta una scelta. Il rispetto del contratto, in fondo, è anche una forma di tutela della dignità professionale: dire “no” quando un incarico non è dovuto non significa disimpegno, ma consapevolezza dei propri diritti.

Tabella incarichi

Tipo di incaricoObbligatorioCompenso medio lordo (€)Ore di impegnoFonteCompenso netto (€/ora)
Lezione frontaleIncluso nello stipendio18-24 settimanaliCCNL15,00
Collegi/consigliIncluso nello stipendio30/40CCNLN/A
Funzioni strumentaliIn caso di forza maggiore250 – 75020-100FIS2,50 – 10,00
Coordinatore di classeNo100 – 30020-50FIS1,00 – 5,00
Progetti (PON, PNRR, Erasmus, ecc.)No30 – 80(*)MIUR, PNRR, PON, ecc.4,00 – 20,00
Esami di statoSì (**)399-911(***)Ordinanza ministeriale2,00 – 5,00
Viaggi di istruzioneNo012 – 144N/A0,00

(*) le ore di impegno teoriche vengono contrattualizzate a seguito di opportuna nomina. Quelle effettive, per alcune tipologie di incarico, possono anche essere da 2 alle 10 volte tanto. Alcune tipologie di progetto non prevedono compensi per i docenti (es.: docenti accompagnatori)

(**) salvo rare eccezioni

(***) una media di 21/22 alunni a classe, due classi per nomina, riunione preliminare (6 ore), 7/8 ore di scritto, 70 ore orali e chiusura attività, 10 ore correzione: circa 100 ore di impegno

Silvano Mignanti

(si ringraziano il Movimento Docenti e la prof.ssa Daniela Zisa per il supporto)

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