Durante il Convegno annuale dell’Associazione Nazionale Presidi, svolto il 28 ottobre a Roma, ‘La Tecnica della Scuola’ ha incontrato il presidente nazionale Anp Antonello Giannelli. Diversi i temi toccati, in particolare la necessità di sburocratizzare l’organizzazione scolastica, di introdurre il middle management e di selezionare i nuovi docenti con un colloquio da realizzare assieme ad insegnanti già di ruolo in ogni istituto esperti della disciplina.
Giannelli, quanto è complesso è quante problematiche comporta oggi fare il dirigente scolastico nella scuola pubblica italiana?
Sono tantissime le problematiche. È molto complesso per una ragione molto semplice: a differenza di altre attività lavorative che sono più settoriali e limitate nel loro sviluppo, la scuola investe tanti settori della nostra società. In effetti, è innervata totalmente sulla nostra società e quindi comprende tutta una serie di settori, di campi, sui quali è necessario essere molto aggiornati. Quindi, non è semplicemente pubblica amministrazione, è anche pubblica amministrazione, con tutte le difficoltà tecniche relative a questo. Però chiaramente ha a che fare con lo sviluppo dei nostri ragazzi, con la loro crescita e quindi con la creazione di una cittadinanza si spera attiva e solidale, che dovrebbe anche essere l’obiettivo scolastico di fondo.
Si parla tantissimo di lavoro h24 del dirigente scolastico, che quindi non staccherebbe mai, perchè coinvolto in pluri-attività: Anp ha più volte espresso l’esigenza d’introdurre il middle management, con docenti, figure intermedie riconosciute, pure economicamente, che possano coadiuvare a livello organizzativo il ds. Nel nuovo contratto collettivo nazionale della scuola non sembra però che i tempi siano maturi. Come mai?
Innanzitutto, io direi che l’esigenza del middle management riguarda ogni specifica scuola, in quanto la scuola è una piccola unità amministrativa, una piccola unità organizzativa dell’amministrazione pubblica che però deve svolgere tutte le funzioni tipiche dell’Amministrazione: si deve occupare di privacy, trasparenza, di gestione dei bilanci, di contabilità di Stato, di gestione del personale, sicurezza eccetera, eccetera. Ora, al Ministero abbiamo una direzione generale che si occupa di ciascuno di questi argomenti, invece a scuola deve essere il dirigente scolastico l’unico a farlo. È evidente che c’è qualcosa che non va, ecco perché noi abbiamo chiesto l’introduzione di un middle management che in italiano sarebbe una sorta di management intermedio tra il ruolo del dirigente e il ruolo di docenti. Anche perché i quadri esistono nelle banche, come nell’industria, mentre nella Pa no. E questo sarebbe utile anche per tutte le altre amministrazioni pubbliche.
Dove si collocherebbe questa figura intermedia?
Noi vogliamo l’introduzione di una figura con delle competenze intermedie che possa svolgere su delega del dirigente quei compiti che richiedono una preparazione tecnica specifica, quella che il dirigente non può avere in tutti i campi. Credo che sarebbe un modo per migliorare l’amministrazione pubblica e la sua gestione, ovviamente anche per far sì che il dirigente possa portare avanti le sue attività con maggior cognizione di causa senza essere esposto in modo eccessivo a delle responsabilità a cui non può fare fronte materialmente.
Siamo giunti a novembre, più di una scuola ha ancora non completato la rosa dei supplenti annuali: ci sono dei dirigenti che continuano a pubblicare ‘interpelli’ senza risposta. L’Anp ha più volte espresso un pensiero chiaro che passerebbe invece per una modalità completamente diversa.
Allora, diciamo subito che i vari ministri che si sono succeduti hanno cercato di migliorare le regole, per far sì che l’efficienza e la celerità fosse massima. Do atto al Ministro Valditara di aver fatto un grosso sforzo da questo punto di vista: quest’anno si è riusciti a nominare anche più supplenti che in passato. Il problema è che non si dovrebbero proprio nominare i supplenti e si dovrebbe avere personale di ruolo. In Italia abbiamo qualcosa come un quarto, un quinto, delle cattedre affidate a personale supplente. Nulla da dire contro i supplenti, però è chiaro che la stabilità ne viene compromessa. Quindi, crediamo che si debba passare all’assunzione diretta da parte delle scuole: la Costituzione prevede all’articolo 97 comma quattro che questo possa realizzarsi; con una legge specifica, quindi, si dovrebbe far sì che ogni scuola possa assumere chi vuole. Per farlo, naturalmente il dirigente non è solo, ma c’è il Comitato di valutazione e in questo modo si riuscirebbe ad azzerare praticamente il problema del precariato e ad avere docenti stabili di ruolo fin dal primo giorno in tutte le scuole.
Docenti selezionati attraverso colloqui e anche titoli?
Sì, essenzialmente attraverso un colloquio da svolgere con il dirigente e con i docenti della materia, che quindi potrebbero chiedere al candidato come intenderebbe impostare una lezione: potrebbero fargli domande sui contenuti e sull’organizzazione didattica. Sarebbe un modo molto più efficiente di assumere le persone, per far sì che siano calate sulla realtà scolastica. Aggiungo che in questa visione il docente diventa docente di quella scuola, cioè l’altra cosa da superare, che i docenti di una amministrazione scolastica possano cambiare scuola ogni anno perché il loro principale obiettivo è magari quello di andare sotto casa. Ecco, se in una scuola serve un docente con certe caratteristiche, quel docente deve rimanere stabile in quella scuola.