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Il primo banco di prova per il governo è la mobilità dei docenti

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Il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli non ha alcuna intenzione di creare incidenti diplomatici sul contratto della mobilità del personale scolastico.

Per tali ragioni il prossimo 28 dicembre 2016, alla ripresa delle trattative sul contratto della mobilità della scuola, il Ministro Fedeli sarà orientata a mantenere gli accordi presi dal Capo di Gabinetto Miur, Dott. Alessandro Fusacchia, il 7 dicembre durante l’ultimo incontro su questo delicato argomento.

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Nel suddetto ultimo incontro al Miur con i sindacati, il dott. Alessandro Fusacchia ha risposto positivamente ad alcune delle richieste avanzate unitariamente da tutte le sigle sindacali presenti. Ci sarebbero quindi le condizioni per rimuovere, tra l’altro, i vincoli relativi alla possibilità dei docenti di trasferirsi anche su singola scuola superando il blocco triennale.

Si profila quindi una mobilità che consenta ai docenti di muoversi, a prescindere dai vincoli di permanenza nella provincia di titolarità, da una provincia ad un’altra anche con la scelta delle preferenze su scuola e in aggiunta su più di un ambito.

La Ministra Fedeli, come sostiene il leader della Flc Cgil Francesco Sinopoli, ha confermato con convinzione la volontà di costruire e condividere con i sindacati tutti i percorsi necessari alla risoluzione delle problematiche esistenti, avendo chiari i due assi portanti su cui ruota il mondo della scuola: funzione docente e valore delle famiglie e degli studenti.

In buona sostanza c’è la volontà del governo di pervenire ad un accordo per avviare in tempi brevi il tavolo negoziale. Tuttavia l’incontro del 28 dicembre sarà chiarificatore per ufficializzare se anche per la mobilità 2017/2018 si continuerà a derogare la legge 107/2015, su nodi fondamentali come la possibilità di spostarsi da scuola a scuola, dando l’opportunità di esprimere le preferenze di sedi scolastiche, come anche quelle sintetiche su comune o distretto.

I tempi di contrattazione, se non ci saranno impedimenti, dovrebbero garantire la chiusura del contratto entro la seconda decade di gennaio. Tutto dipenderà dal incontro del 28 dicembre 2016 che se dovesse fallire, potrebbe creare non pochi problemi al governo Gentiloni che ha numeri di maggioranza molto ristretti al Senato.

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