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27.10.2025

“Il rumore del lutto”: a Parma un Festival per superare Halloween e dare spessore e profondità alla commemorazione dei defunti

Sapevate che da ben diciotto anni si organizza a Parma il Festival “Il rumore del lutto”? Come si legge sul sito dedicato, il progetto ha l’ambizione di individuare un nuovo spazio, destinato al dialogo e alla riflessione sulla vita e sulla morte, attraverso il colloquio interdisciplinare e trasversale fra differenti ambiti. L’iniziativa è condivisa dall’esigenza di trovare, nella città dei vivi, una modalità alternativa per vivere i giorni dedicati alla memoria dei defunti, rendendone la ritualità più completa. I partecipanti al progetto danno vita ad un dialogo profondo e multiforme, per arricchirsi reciprocamente, attraverso le più svariate modalità di espressione, per aiutare ed aiutarsi ad affrontare e comprendere il concetto più arduo, controverso e sfuggente che è sempre esistito e sempre esisterà: la morte. L’originalità della Rassegna, prima a trattare il complesso tema della morte e del lutto, ideata come un Festival in concomitanza con i giorni della commemorazione dei defunti, risiede nella metodologia – su base territoriale – della ricerca interdisciplinare, con la finalità di costituire un possibile “modello di Death Education”, che porti il dialogo culturale di fronte alla morte fuori dalla marginalità in cui è rimasto fino a questo momento. L’organizzazione di mostre d’arte, spettacoli per bambini, laboratori esperienziali e seminari a tema, organizzati nel cuore della città, divengono  gli ambiti delle precedenti e delle future edizioni, dove musica, letteratura, arte, filosofia, teatro, psicologia, gastronomia, medicina ed architettura si intrecciano in un unico percorso teso a cambiare il modo di pensare, educando alla morte per la vita.

Il Festival è iniziato a metà settembre e si concluderà il 9 novembre, con un programma ricchissimo e con ampi spazi dedicati alla scuola e agli studenti, allo scopo di dare spessore e profondità a un momento dell’anno che sempre di più rischia di naufragare nell’inconsistente  superficialità di Halloween e delle sue feste, festicciole, dolcetti e scherzetti.

Oggi alle 11, ad esempio, al Liceo Scientifico, musicale e sportivo “Bertolucci”, gli studenti saranno impegnati nel percorso “La forza di ciò che non si vede”, un laboratorio di Death education e Mindfulness, a cura dello psicologo e psicoterapeuta Luca Leoncini. La Death Education, letteralmente “educazione alla morte”, è una pratica in forte crescita che ha come intento quello di scardinare tutte le difese che l’uomo ha nel tempo eretto contro la morte e che gli impediscono di giungere alla reale comprensione di quest’ultima. Costituisce – si legge su ‘stateofmind.it – un percorso rivolto a tutte le età, dalla prima infanzia alla senilità, volto a dare informazioni realistiche sulla morte, liberandola dalle forme spettacolari con cui viene rappresentata dai media, trattando temi che valorizzino la vita.

Domani 28 ottobre, sempre alle 11, alI’I.S.I.S.S. “P. Giordani” si terrà l’incontro “La valigia di libri. Ciò che resta oltre le pagine”, laboratorio di Death education e Narrativa, in collaborazione con la Biblioteca civica di Parma.

Anche i bambini – come dicevamo la death education si attiva a ogni età – vivranno questo particolare Festival da protagonisti: il 6 novembre all’I.C. Parma Centro, i piccoli della scuola primaria “Ulisse Adorni” parteciperanno al laboratorio di musicoterapia “La musica di mondi sconosciuti”, tenuto da Roberta Avanzini, musicoterapeuta , pedagogista musicale e formatrice.

E poi death education abbinata alle arti figurative, alla drammaturgia e a ogni altra espressione della creatività umana.

Al di là, dunque, di mostri e zombie, è possibile condurre anche i giovanissimi verso l’idea che la morte è parte integrante della vita stessa. Comprenderla – come riporta vidas.it – significa convivere con il suo significato e riconoscerla come parte del percorso, accettando che tutto ciò che vive è destinato a cambiare e finire. Ma non solo: significa anche imparare a vivere ogni giorno con più presenza, profondità e gratitudine. Perché è nel limite che spesso si scopre il vero valore delle cose.

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