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Impronte digitali, rilevatori biometrici acquistati con fondi tolti alle scuole. Rusconi (Anp): soldi buttati

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“Da un decreto concretezza, come hanno rilevato moltissimi dirigenti scolastici della nostra regione, ci saremmo aspettati misure concrete per rendere le scuole veramente sicure, funzionali ad una didattica motivante, alla pari con molti altri paesi europei”: l’Anp Lazio, attraverso il suo presidente regionale Mario Rusconi, esprime tutto il suo dissenso per l’approvazione definitiva in Senato della misura che dice addio al “cartellino” che registra l’entrata e l’uscita dal luogo di lavoro, per fare spazio al controllo biometrico, al riconoscimento delle impronte o la verifica dell’iride.

Costi decisamente alti

“Ciò che sembrava un paradosso si è compiuto e così – sostiene Rusconi – i dirigenti scolastici, data l’approvazione del decreto concretezza, ogni volta che entreranno o usciranno da uno dei plessi della scuola da loro diretta dovrebbero essere riconosciuti da un mini pc che ne rileverebbe le impronte digitali. Il costo che lo Stato dovrebbe sostenere per installare rilevatori biometrici nei 2.300 edifici scolastici del Lazio, ad esempio, sarebbe di decine di migliaia di euro sottratti alla manutenzione delle scuole della nostra regione che, in particolare a Roma, soffrono da anni di problematiche mai risolte completamente”.

Il presidente Anp Lazio ricorda che “non passa quasi giorno che, specie a Roma, non si dia notizia di caduta di intonaci, di lesioni anche gravi, e di situazioni che compromettono la sicurezza dei nostri studenti”.

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A livello nazionale i costi saranno decisamente alti. Ammesso che un macchinario per rilevare i dati biometrici costi solo 2.500 euro, serviranno comunque già 100 milioni di euro, come ha avuto modo di dire alla Tecnica della Scuola il presidente nazionale Anp Antonello Giannelli. Secondo noi, considerando anche la manutenzione e la formazione del personale che dovrà gestire i dati, i costi potrebbero essere ancora più alti: forse anche mezzo milione di euro.

Il decreto “dissolvenza”

“Più che parlare di decreto concretezza occorrerebbe parlare di decreto dissolvenza visto che, tra l’altro, questo ddl dissolve la dirigenza scolastica, che secondo la legge dovrebbe essere valutata secondo il proprio operato e ai risultati raggiunti e non soggetta a misure inutilmente invadenti e di scarsa efficacia operativa”

“Oltre ai costi – prosegue Rusconi – che saranno realmente elevati per installare in ogni plesso scolastico i rilevatori di impronte biometriche la categoria dei presidi, come gli altri dirigenti dello Stato, sarà esposta al pubblico ludibrio come quei furbetti del cartellino che non fanno il proprio dovere”.

La giornata tipo del preside romano…

Per Rusconi “ad esempio a Roma, e non solo, il preside può avere parecchi plessi scolastici da dirigere, inoltre può avere, come spesso accade per mancanza di dirigenti, la reggenza di un’altra scuola con altri plessi, deve poi mantenere i rapporti con le istituzioni locali oltre che con l’ufficio scolastico regionale, le università i fornitori. Capita quindi che durante un’intera giornata lavorativa il dirigente scolastico si debba spostare diverse volte, in situazioni di traffico urbano caotico”.

Il sindacalista conclude con una domanda provocatoria: “È pensabile che la sicurezza di tutta la scuola possa essere assicurata dalle impronte digitali del preside, rilasciate in quel computer posto all’ingresso, che ogni volta ne dovrebbe memorizzare i suoi spostamenti ma soprattutto come intelligenza artificiale dovrebbe fare le veci del dirigente in sua assenza?”.