Sono tantissime le storie di docenti che partono dal Sud per andare a insegnare al Nord, lasciando gli affetti per iniziare una nuova vita lavorativa. Una di loro, campana, della provincia di Avellino, si è trasferita in Alto Adige. Qui, come ha raccontato a Fanpage, sta portando un po’ del suo bagaglio culturale con sé, in classe.
In particolare, la docente ha fatto conoscere ai suoi alunni il suo dialetto. “Quando entro in classe i bambini mi chiedono in napoletano ‘maestra oggi c’amma fa’?”, ha raccontato la 32enne, che insegna italiano alla scuola primaria. “Penso che tra qualche anno ci sarà una generazione di ragazzi nella Valle Aurina che parlerà un mix di napoletano e avellinese. Sono curiosissimi e hanno molta voglia di sentirmi parlare delle mie origini e della mia lingua. È un vero scambio culturale sia per loro che per me, una specie di Erasmus 2.0″.
“Quando entro in classe mi chiedono espressamente di insegnare alcune parole in napoletano e lo faccio sempre volentieri. Ci stiamo arricchendo a vicenda”, ha aggiunto. “Credo che fossero un po’ scettici all’inizio, anche perché qui si parla un misto di tedesco e appena arrivata non conoscevo la lingua. Però non mi sono mai sentita discriminata”.
“Sono arrivata attratta dalle possibilità lavorative – ha ammesso – ma rimango per la qualità della vita molto alta. Inoltre tutto quello che mi circonda è magico: c’è una natura a cui non ero abituata e a volte è come stare in una favola. Spesso quando attraverso le valli e i fiumiciattoli non mi sembra neanche di andare a lavorare”.
“Se potessi, forse tornerei a casa piuttosto che emigrare – ha confessato – La mia realtà però non mi offriva le possibilità che ho trovato qui, e anche se intraprendere questa strada è stata una vera sfida, un salto nel vuoto, oggi sono contenta di averlo fatto. Mi vedo in Alto Adige nel mio futuro”.
Ed ecco un messaggio: “L’Alto Adige può essere una soluzione per chi vuole provare uno stile di vita completamente diverso e vuole confrontarsi con una cultura e una lingua a cui non siamo abituati. Si tratta di una scelta soprattutto di vita, non solo lavorativa”.
Dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, intanto, giungono conferme sulla volontà di portare avanti progetti di edilizia residenziale sociale comprendenti alloggi a prezzi calmierati per il personale scolastico, in particolare per i cosiddetti fuori sede che in prevalenza si spostano dal Sud per coprire cattedre e posti Ata del Settentrione.
In particolare, ha detto il numero uno del Mim al Messaggero, “dobbiamo risolvere il problema della scopertura delle cattedre in regioni come Lombardia e Veneto: per questo ho chiesto al ministro Matteo Salvini di inserire il personale scolastico nel Piano Casa, per incentivare la mobilità interregionale dei docenti”.
Da parte di Valditara, quindi, l’idea di fondo non è quella di avvicinare all’insegnamento i cittadini laureati residenti del Nord, per assegnargli i tanti posti vacanti che ogni anno si vengono a creare (a partire dal sostegno, ma anche per alcune discipline, come inglese alle medie, lingue estere, matematica e materie d’indirizzo alle superiori, oltre che per lavorare come amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici).