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In Sicilia il dialetto diventa materia obbligatoria

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Dal prossimo anno scolastico il dialetto siciliano dovrà essere in qualche modo considerato nei programmi di studio della primaria, delle medie e delle superiori. A stabilirlo, nella serata del 18 maggio, è stata l’Assemblea regionale siciliana approvando la proposta di legge che di fatto istituisce il dialetto come materia di studio presentata dal deputato del Movimento per l’autonomia, Nicola D’Agostino. Il provvedimento, su cui si è detta d’accordo anche l’opposizione della Giunta dell’Isola, si attuerà senza costi aggiuntivi per le finanze locali, come ha sottolineato l’assessore alla Formazione, Mario Centorrino: “Si tratta di una norma a costo zero per la Regione siciliana perché le materie che saranno proposte rientreranno nelle quote degli attuali piani obbligatori di studio“. Ciò significa che il dialetto siciliano, sulla scia di quanto accaduto a livello nazionale per Cittadinanza e Costituzione, verrà con ogni probabilità inglobato in una delle attuali materie: quasi sicuramente l’italiano.
Viene così a costituirsi un progetto di cui in passato si erano fatte carico più di una giunta regionale: su tutte, per l’insistenza e la fierezza con cui era stato portato avanti, ci provò due anni fa il governatore del Veneto Luca Zaia. Ma mai la proposta andò in porto.
Il primo a centrare l’obiettivo, peraltro mettendo tutti d’accordo, almeno a livello regionale, è ora il governatore Raffaele Lombardo: “Siamo fieri della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Per questo sono orgoglioso di questa legge che preserva il nostro immenso patrimonio storico e letterario, ponendo le premesse per renderlo parte integrante – ha concluso il presidente dell’Ars – dei processi formativi delle nuove generazioni“.
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