In un liceo di Ravenna scompaiono i quadrimestri: al loro posto ci sarà la pagella unica. Il motivo? Il collegio docenti ha deciso e il collegio di istituto ha appoggiato l’iniziativa presa, in via sperimentale, con l’intenzione di agevolare il rendimento degli studenti e permettere ai docenti di organizzare diversamente la didattica e le valutazioni. Lo riporta Il Corriere Romagna.
Ci sarà un monitoraggio costante del rendimento, come spiegato dalla dirigente scolastica: “Il sistema precedente creava una situazione difficile per gli studenti e le studentesse, specialmente più fragili. Come spesso molti lamentavano, le verifiche di fine quadrimestre generavano forte stress, che a sua volta influiva negativamente sul rendimento. Il sistema di recupero spesso risultava fallimentare. Con questa scelta vengono introdotti corsi di potenziamento che si svolgono per tutto l’anno scolastico e accompagnano lo studente nel suo percorso. In questo modo, il supporto è immediato e proficuo, permettendo agli studenti di consolidare le conoscenze man mano che vengono acquisite, senza restare indietro. Il consiglio di classe ha un ruolo cruciale. Attraverso riunioni tecniche dedicate, i docenti monitorano la situazione dei singoli”.
“Il Periodo unico o ‘monomestre’ come simpaticamente i nostri studenti lo chiamano, favorirà un maggiore e più disteso dialogo fra docenti e studenti sul tema della valutazione, sull’andamento e sulle strategie per migliorare e questo sarà solo un bene. Non scompare il voto ovviamente, quello è l’atto finale di un percorso didattico. Relativamente alle valutazioni, il maggior respiro concesso da un periodo unico senza interruzioni, consente di poter gestire la valutazione in modo più efficace, tramite l’utilizzo metodico delle valutazioni a carattere formativo. Tale modalità innesca un apprendimento virtuoso e la possibilità di arrivare alla verifica sommativa in modo graduale e consapevole. Anche la didattica sarà più efficace perché si potrà dedicare più tempo a trattare argomenti complessi senza la preoccupazione delle verifiche da svolgere entro il primo quadrimestre e nell’ultimo mese di scuola, ovvero sarà una didattica flessibile e ben organizzata così pure la programmazione delle verifiche”, ha aggiunto.
In un liceo di Milano è stata fatta una sperimentazione tempo fa. Ecco cosa aveva detto all’epoca la dirigente scolastica: “Così i ragazzi avranno più tempo per studiare in modo approfondito e più rilassato, senza passare, ad esempio, le vacanze di Natale sudando sui libri in vista delle verifiche a gennaio. Impareranno a organizzarsi meglio e anche a evitare ‘furbate’, come quella di studiare poco e niente nel primo quadrimestre e recuperare tutte le materie sotto nel secondo. E poi speriamo di togliergli l’ossessione più fastidiosa e controproducente, quella di continuare a controllare la media dei voti, come se fosse l’unica cosa importante del loro percorso di studi. La cosa peggiore è che ci sono dei registri elettronici che le mostrano in automatico, non solo quella della materia, ma quella globale di tutte le materie, che proprio non ha significato. Abbiamo chiesto se era possibile toglierla dal nostro, ma gli sviluppatori hanno risposto di no, per il momento”.
“I professori delle materie con poche ore settimanali erano molto contenti di poter lavorare in maniera più distesa, ma anche da chi ha tante ore abbiamo avuto apprezzamento per l’idea. In collegio docenti c’erano pareri diversi e anche un gruppo di colleghi restii al cambiamento, ma poi la decisione è stata presa in questo senso. Il poter valutare su 8 mesi anziché su quattro, senza corse al recupero, è una cosa molto più rilassante anche per i professori e apre a molte possibilità”.
“L’abolizione della pagella di metà anno fa parte di un progetto molto più ampio di ricerca per l’innovazione della metodologia di valutazione in collaborazione con la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Bicocca. Lo studio è partito due anni fa e ne dura tre. L’idea è di rinunciare ai voti numerici sulle verifiche e interrogazioni. Non li sostituiremo con giudizi ‘prefabbricati’, come ‘ottimo’ o ‘gravemente insufficiente’ che sarebbero la stessa cosa, ma con giudizi che saranno una sorta di accompagnamento formativo al miglioramento. Non si valuta il prodotto, ovvero il compito in classe, ma il processo di apprendimento che l’alunno sta seguendo, indicandogli se ci sono lacune o elementi da rinforzare”, ha spiegato.