In un istituto comprensivo di Messina dal prossimo anno scolastico scatterà l’obbligo della divisa. La decisione, comunicata dalla dirigente scolastica e approvata dal consiglio d’istituto, ha acceso subito il dibattito cittadino. “Nel nostro Paese l’uniforme viene spesso associata a un’idea di militarizzazione della scuola – spiega la preside a Repubblica – ma nei sistemi educativi più avanzati è la normalità. Indossare la stessa divisa significa ridurre differenze, eliminare competizioni legate all’abbigliamento e contrastare episodi di bullismo ed emarginazione”.
Secondo la dirigente, infatti, l’uniforme scolastica rappresenta uno strumento di equità sociale e una forma di delicatezza verso studenti e famiglie. “Quando tutti sono vestiti allo stesso modo – aggiunge – non c’è più la pressione di adeguarsi ai modelli di moda o di consumo”.
La decisione, però, ha incontrato resistenze. Alcuni genitori e un consigliere comunale hanno sottolineato il peso economico della misura: “Pur riconoscendo le motivazioni educative, non si possono ignorare le difficoltà per molte famiglie: acquistare i completi significa affrontare un costo aggiuntivo”.
La preside replica precisando i numeri: “Non si tratta di divise formali, ma di una semplice tuta con il logo della scuola. Due magliette e il completo costeranno 41 euro per i bambini fino a 10 anni e 61 per i più grandi. Una spesa che copre l’intero anno scolastico”.
Non sono mancati nemmeno interventi più polemici. Un docente e attivista, con un post sui social, ha parlato di “militarismo-bellicismo-fascismo socio-culturale”, evocando un rischio di “militarizzazione” della scuola. Una lettura respinta con fermezza dalla dirigente scolastica: “Si tratta di critiche ideologiche e infondate. Non parliamo di divise, ma di tute, proprio come nello sport o tra gli scout. Non c’è nessuna deriva militare, solo la volontà di rafforzare coesione e uguaglianza tra i ragazzi”.