Hanno entrambi un compleanno da festeggiare: più ‘pesante’ quello dell’Indire, che quest’anno compie cento anni, più ‘leggero’ quello del Collaborative Knowledge Building Group, associazione con sede a Bari che come si legge all’articolo 2 del suo statuto si propone di promuovere attività di ricerca, consulenza, formazione e divulgazione scientifica nel campo della ricerca sociale e della formazione a distanza mediata dalle nuove tecnologie.
Come celebrare al meglio i 20 anni dalla sua nascita, se non organizzando in collaborazione con Indire il suo X Congresso nazionale? Ormai è tutto pronto: dal 27 al 29 novembre 2025, il CKBG invita docenti, dirigenti, ricercatori e ricercatrici, formatori e formatrici, studenti e studentesse a Firenze, all’Istituto degli Innocenti, per riflettere insieme sul tema che dà il titolo al Congresso: “Educazione e Creazione di Valore nell’Era Digitale: competenze per un umanesimo trasformativo”. Un’importante occasione di confronto – si legge sul sito dell’Indire – per ripensare l’educazione nell’era digitale, orientandola verso la felicità collettiva (intesa come processo relazionale fondato sul benessere condiviso), la sostenibilità e lo sviluppo umano, allo scopo di favorire lo sviluppo di una società più equa e responsabile.
Secondo gli organizzatori dell’evento, in un mondo sempre più pervaso dalle tecnologie digitali, le competenze trasformative diventano essenziali. Saggezza, creatività e internazionalismo emergono come pilastri per promuovere un uso etico e responsabile delle tecnologie e proficui processi di costruzione di conoscenza. Gli ambienti digitali di co-costruzione della conoscenza, grazie anche all’Intelligenza Artificiale, possono favorire relazioni significative, aiutare ad affrontare sfide globali – come il cambiamento climatico e le disuguaglianze – e contribuire al benessere collettivo. L’integrazione tra le tecnologie digitali e una filosofia umanistica può trasformare l’educazione in un motore di innovazione sociale, progresso umano e felicità condivisa. Questo approccio è cruciale per costruire una società sostenibile, equa e pacifica.
Il programma del Congresso è già pronto: si parlerà di Digital Game Based Learning per la sostenibilità ambientale, di Intelligenza Artificiale Generativa e processi di apprendimento nella scuola secondaria, di Curricolo verticale di coding e robotica educativa al primo ciclo. Ma anche di educazione al pensiero critico nell’era dell’intelligenza artificiale. E si parlerà molto anche di Comunità di Pratica: con questo termine, coniato dalla antropologa statunitense Jean Lave e dal sociologo svizzero di lingua francese Étienne Wenger, si descrive un modello di apprendimento iniziale e continuo all’interno di una comunità di pari, di esperti e meno esperti.
Questo modello di orientamento alla formazione professionale, che Wenger ha definito “la tribù che apprende” trova forme di applicazione in tutti settori dal business, del management, ma è all’interno delle istituzioni scolastiche che assume una valenza innovativa dando vita a un processo di apprendimento che dalla collaborazione e condivisione tra pari, arriva alla riflessione, alla pratica e all’implementazione. Tutti i componenti di una Comunità di Pratica, esperti e meno esperti, sono accomunati da una dichiarata intenzionalità e da una forte identità condivisa, collaborano in modalità peer to peer, sperimentano, creano risorse e si confrontano sulle condizioni che promuovono l’efficacia di prassi e processi. L’elemento imprescindibile di ogni comunità di pratica non è né l’individuo né l’istituzione sociale di appartenenza, ma neanche la performance finale, bensì il processo risultante dalla operatività della comunità, ovvero l’attività condivisa svolta dalle persone in un contesto inteso come struttura sociale.