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09.10.2026

Ingresso posticipato alle 9:30 nelle scuole con tanti pendolari e no a materie più “complesse” nelle ultime ore della giornata: le proposte

Entrare a scuola un’ora o un’ora e mezza dopo, alle 9:30, soprattutto nelle scuole con molti docenti o studenti pendolari. Questa è la proposta del Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina Diritti Umani, in seguito ad alcune segnalazioni.

La proposta

Ecco cosa hanno scritto: “Le segnalazioni pervenute da numerosi docenti descrivono situazioni caratterizzate da un’eccessiva frammentazione della giornata lavorativa, con intervalli prolungati tra una lezione e l’altra, dalla frequente attribuzione agli stessi insegnanti delle prime o delle ultime ore e dalla collocazione nelle fasce conclusive della mattinata di discipline che richiedono particolare concentrazione, continuità nell’elaborazione e un significativo impegno cognitivo.

Si tratta di aspetti che non dovrebbero essere valutati esclusivamente sotto il profilo della distribuzione degli impegni professionali. L’orario scolastico incide anche sulla continuità dell’insegnamento, sui livelli di attenzione degli studenti e sulla possibilità di affrontare contenuti complessi nelle condizioni più adeguate. Una scansione equilibrata delle lezioni può contribuire a rendere il tempo trascorso a scuola più produttivo, favorendo partecipazione, concentrazione e qualità del lavoro in classe.

Il quadro normativo attribuisce alle istituzioni scolastiche significativi margini di autonomia organizzativa e didattica. Il D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 contempla forme di flessibilità nell’organizzazione dei tempi dell’insegnamento e nell’impiego dei docenti, nel rispetto degli obblighi complessivi previsti dagli ordinamenti. La legge 13 luglio 2015, n. 107 ha ulteriormente valorizzato le possibilità di articolazione e programmazione flessibile dell’orario complessivo del curricolo.

Sul versante contrattuale, la disciplina dell’orario di insegnamento stabilisce per i docenti della scuola secondaria diciotto ore settimanali distribuite in non meno di cinque giornate. Il contratto nazionale definisce pertanto gli obblighi della prestazione professionale, mentre la concreta articolazione dell’orario richiede scelte organizzative operate a livello di istituzione scolastica.

Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alla distribuzione delle discipline nell’arco della giornata. Non si tratta di stabilire gerarchie tra insegnamenti, ma di considerare il diverso impegno cognitivo richiesto dalle attività proposte e di evitare, per quanto possibile, che quelle caratterizzate da maggiore complessità vengano sistematicamente concentrate nelle ultime ore, quando la capacità di attenzione degli studenti può risentire della durata della permanenza a scuola e del carico di lavoro già sostenuto.

Nella medesima prospettiva appare opportuno limitare, quando le condizioni dell’istituto lo consentono, successioni eccessivamente frammentate delle ore di servizio e distribuire con maggiore equilibrio tra i docenti le prime e le ultime ore della giornata. Un’organizzazione meno dispersiva può favorire una maggiore continuità dell’attività professionale e una gestione più funzionale del servizio.

Il CNDDU ritiene pertanto auspicabile che nella predisposizione degli orari vengano assunti criteri capaci di contemperare esigenze didattiche, continuità del servizio, distribuzione equilibrata delle fasce orarie meno favorevoli e riduzione, per quanto concretamente possibile, delle interruzioni nell’orario individuale dei docenti. La finalità dovrebbe essere quella di costruire un assetto complessivamente equilibrato, nel quale le esigenze organizzative siano poste in relazione con la qualità della didattica.

A questa riflessione il Coordinamento affianca una proposta rivolta soprattutto alle scuole caratterizzate da un’elevata presenza di studenti pendolari: valutare, attraverso specifiche sperimentazioni organizzative e nel rispetto del monte orario previsto dagli ordinamenti, la possibilità di posticipare l’inizio delle lezioni alle ore 9.30.

La questione assume particolare rilevanza nei territori nei quali gli studenti provengono da comuni molto distanti dalla sede scolastica e sono costretti a utilizzare collegamenti che impongono partenze nelle prime ore del mattino. Durante i mesi invernali tale condizione può comportare attese alle fermate e permanenze all’esterno con temperature particolarmente rigide, alle quali si aggiungono tempi di viaggio che anticipano considerevolmente l’effettivo inizio delle lezioni.

Un eventuale ingresso alle ore 9.30 non potrebbe naturalmente essere disposto in maniera uniforme senza considerarne gli effetti sull’orario di uscita, sui trasporti pubblici, sulle attività pomeridiane, sull’organizzazione delle famiglie e sul rispetto del monte ore curricolare. Per questa ragione il CNDDU propone di affrontare la questione attraverso sperimentazioni territoriali circoscritte, precedute da un confronto tra istituzioni scolastiche, enti locali, Regioni e soggetti responsabili del trasporto pubblico”.

La proposta di Sgarbi

Qualche anno fa la proposta del critico d’arte e politico Vittorio Sgarbi di posticipare l’orario di ingresso delle lezioni alle dieci ha fatto decisamente discutere. In molti l’hanno definita utopistica e sicuramente poco realizzabile in quanto non viene incontro alle esigenze dei molti genitori che accompagnano i figli a scuola al mattino che iniziano a lavorare prima di quest’orario.

C’è stato però qualcuno che l’ha ritenuta un’idea giusta su cui vale la pena di riflettere: il maestro e giornalista Alex Corlazzoli.

Quest’ultimo, in un suo pezzo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, ha preso una posizione ben precisa a riguardo, dando ragione a Sgarbi. Secondo Corlazzoli è sbagliato costringere gli alunni a dover stare concentrati la mattina presto: “La scuola è dei bambini e per i bambini. E loro devono poter arrivare in aula non addormentati ma con un livello di serenità mentale da non compromettere la capacità di attenzione”, ha scritto.

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