Breaking News
08.09.2025

Inizio scuola, tra poco la prima campanella: sette strategie per rendere meno traumatico il ritorno a scuola

Gabriele Ferrante

E se invece della solita festa di fine anno scolastico, se ne organizzasse una nei primi giorni di scuola?  È la prima delle sette strategie per un rientro a scuola più sereno che Alex Corlazzoli – giornalista e scrittore – propone in suo intervento sul sito di Focus Scuola. Non c’è nulla di meglio di una bella festa tra compagni e docenti per trovare la forza e l’entusiasmo di cominciare un nuovo anno scolastico. Dopo un paio di mesi abbondanti di vacanze, l’idea di tornare a scuola può non essere elettrizzante per molti.

La difficoltà di ritornare tra i banchi c’è sempre stata, in ogni epoca. Tuttavia, oggi – sostiene Corlazzoli – la società è cambiata, la famiglia è sempre più spesso rimodulata e molti ragazzi tornano a scuola frastornati perché hanno trascorso le vacanze a turno da papà e da mamma, in famiglie allargate, spesso con regole diverse. E tutte queste esperienze inevitabilmente entrano in classe con i ragazzi. A questi ragazzi la cui vita riserva problemi e preoccupazioni, Daniel Pennac ha dedicato un bellissimo passaggio nel suo celebre saggio “Diario di scuola”: in classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso. Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino.

E allora, che festa sia, per affrontare l’anno con gioia tentando di allontanare il più possibile i malesseri della propria vita.

Seconda strategia, giocare. Le prime settimane di lezione – dice lo scrittore –  devono essere un momento in cui si sta insieme giocando, sperimentando situazioni ludiche che possano far conoscere gli spazi della scuola e anche quelli esterni del quartiere. Del resto, che giocare non sia una perdita di tempo lo dimostra un’ampia letteratura dedicata al gioco didattico, considerato fondamentale per lo sviluppo emotivo, cognitivo, motorio, relazionale dei bambini e dei ragazzi di tutte le età.

Il terzo consiglio è quello di coinvolgere gli studenti nell’allestimento dell’aula, un luogo in cui i ragazzi trascorreranno metà delle loro giornate e che, dunque, dovrà essere un luogo caldo, personalizzato, familiare: quadri, disegni, piante, tutto ciò che trasforma in “casa” un luogo freddo.

Di seguito le altre strategie, come ad esempio progettare avventure comuni, attraverso la programmazione di percorsi pluridisciplinari che stimolino la curiosità motivando gli alunni all’apprendimento.

Arriva poi la proposta di una vera condivisione delle regole, nel senso che spesso sono i docenti che le predispongono, non tenendo conto – continua Corlazzoli –  che nessuna comunità cresce davvero se le regole, e le punizioni, non sono frutto di un confronto e di una decisione comune.

Far conoscere ai ragazzi tutti i protagonisti della scuola è un altro suggerimento utile, perché la scuola non è fatta solo di insegnanti e alunni: ci sono i collaboratori, gli assistenti degli studenti con disabilità, il dirigente e i suoi collaboratori, il DSGA. Conoscerli da vicino significa sentirsi parte di una realtà comune, senza timori reverenziali verso figure spesso viste come lontane, come quella del preside.

E poi c’è l’ultima strategia, ma forse prima per importanza, perché riguarda uno degli ambiti più delicati nel percorso scolastico di ragazzi e ragazze: stabilire un patto chiaro con le famiglie

All’inizio dell’anno – sottolinea Corlazzoli –  quasi tutte le scuole propongono alle famiglie il “patto di corresponsabilità”, allegato al diario o distribuito in classe. Un documento, aggiungiamo noi, che spesso rimane lì, sula carta, ignorato da tutti. Corlazzoli, invece, ripropone l’esempio del grande maestro e pedagogista Mario Lodi che soleva stampare ogni settimana un giornale di classe per raccontare ciò che accadeva in aula. Oggi – conclude lo scrittore – con gli strumenti digitali, potrebbe essere altrettanto utile una newsletter settimanale rivolta a mamme e papà.

Un’idea interessante che potrebbe essere realizzata, a titolo sperimentale, per valutarne l’efficacia e l’impatto sulle famiglie che, quasi certamente, si sentirebbero così più vicine all’istituzione e alla vita scolastica dei propri figli.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate