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27.03.2026

Insegnante accoltellata Bergamo, la lettera: “Nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione”

Nonostante le coltellate ricevute al collo e al torace, la professoressa di Bergamo ha voluto far sentire la propria voce. Come riporta Ansa, con il fiato ancora debole, ha dettato al suo legale un messaggio molto significativo. “Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, ma con il cuore colmo di gratitudine“, ha dichiarato. Quanto all’aggressore, l’alunno di terza media, ha aggiunto: “Io stessa fatico a ricordare la scena senza tremare”. La professoressa ha poi espresso la propria volontà di riprendere il lavoro in classe: “Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”.

Nessuna rabbia verso i ragazzi

Nelle parole della professoressa non emerge rancore, nemmeno verso i compagni presenti al momento dell’aggressione. “Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti”, ha scritto. La docente ha anche voluto allargare lo sguardo oltre la propria vicenda personale, invitando a trarre una lezione collettiva dall’accaduto: “Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché”.

Il difensore del minore: “Possibili influenze esterne”»”

Sul fronte giudiziario, come riporta Il Messaggero, il legale della famiglia del tredicenne ha sollevato dubbi sul contesto in cui si è maturata l’aggressione. Dopo l’interrogatorio, l’avvocato ha riferito che il ragazzo “appariva come distaccato dalla realtà“, lasciando aperta l’ipotesi che possa “essere stato fortemente influenzato da terzi”. Proprio per questo motivo, il difensore ha auspicato che le indagini approfondiscano “l’eventuale ruolo di soggetti conosciuti dal minore attraverso i social network”. Il legale ha anche richiamato l’attenzione sulla facilità con cui i giovanissimi possono acquistare online oggetti potenzialmente pericolosi. Era emersa, prima dei fatti, una situazione di conflittualità tra il ragazzo e la professoressa: la famiglia aveva attivato autonomamente un percorso di supporto psicologico, “una situazione già nota anche all’istituzione scolastica e manifestatasi sin dagli anni precedenti”, ha precisato il difensore. I genitori dell’alunno, “ancora profondamente scossi”, hanno appreso con “sincero sollievo” che la docente non è in pericolo di vita e hanno dichiarato di essersi messi “a completa disposizione delle autorità”, collaborando con gli inquirenti.

La lettera integrale

Lettera aperta
A tutti voi,
adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine,
familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà.
Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore
colmo di gratitudine.
Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che
avrei attraversato una prova così profonda.
Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi.
In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola,
trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio
torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è
stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza
tremare.
Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità.
Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per
mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e
la morte.
Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto
qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura
nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti.
Al personale dell’elisoccorso, che ha bloccato un’emorragia devastante, che ha lottato contro
il tempo, che mi ha restituito un battito stabile con un a lunga trasfusione, mentre la linfa della
vita usciva dalle mie ferite: non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma.
Ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari che mi hanno accolto, curato e operato con una
delicatezza che va oltre il dovere: siete stati famiglia.
Alle forze dell’ordine e alle autorità, presenti subito, attente, rispettose, che hanno messo
ordine nel caos e garantito sicurezza a tutti.
A mio fratello Giampaolo, che ha tremato, pregato, vegliato accanto a me senza mai perdere la
speranza.
All’avvocato Angelo Lino Murtas, che mi sta accompagnando con sensibilità e competenza in
un percorso che non avrei mai immaginato di dover affrontare.
Ai genitori, che mi scrivono, che mi abbracciano anche se solo da lontano, che hanno
raccontato ai propri figli il valore dell’empatia e della vita.
A chiunque mi sta mandando messaggi, preghiere, pensieri, anche senza conoscermi: li ho
sentiti arrivare tutti, uno per uno, come fili che mi hanno ricucito l’anima.
Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il
mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò.
So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino
scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio.
Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro
senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio.
Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso
una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che
fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà
neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori.
Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre
sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro
passi difficili.
Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande.
A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie.
Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita.
Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare
ancora.
Con commossa gratitudine

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