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Aggiornato il 27.03.2026
alle 11:18

Sciopero 27 marzo 2026: scuola in prima linea, stop anche a trasporti e giornali

Venerdì 27 marzo 2026 si preannuncia come una giornata di diffusi disagi per lavoratori e cittadini. A fermarsi saranno diversi settori della vita pubblica italiana: dalla scuola ai trasporti locali, fino all’informazione. Il comparto più colpito è quello dell’istruzione, con uno sciopero nazionale proclamato dal Sisa (Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente) che durerà per l’intera giornata lavorativa.

La scuola si ferma: le richieste del Sisa

Il fulcro della protesta è il mondo dell’istruzione. Lo sciopero, a carattere nazionale, coinvolgerà tutte le figure del comparto: insegnanti, dirigenti scolastici e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata), sia di ruolo che precario. Le rivendicazioni del Sisa sono numerose e articolate. Sul fronte economico, il sindacato chiede un aumento salariale di almeno il 20% netto per compensare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione, insieme all’istituzione di un ruolo unico per i docenti, con uguale orario e trattamento retributivo dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori.

Sul fronte del precariato, la richiesta è l’assunzione immediata, tramite ope legis, su tutti i posti vacanti per ogni ordine di scuola, compreso il personale Ata. Contestata anche la figura del dirigente scolastico così come è oggi concepita: il Sisa ne chiede l’abolizione del concorso, proponendo in alternativa «una figura elettiva sul modello universitario da parte del collegio dei docenti da scegliere tra un suo membro, con laurea magistrale ed almeno tre anni nel ruolo di primo collaboratore». Tra le proposte più originali figurano anche l’introduzione dello studio dell’arabo, del russo e del cinese nelle scuole secondarie superiori, e la possibilità di pensionamento anticipato per il personale docente e Ata con un’invalidità tra il 67% e il 100% e almeno trent’anni di servizio, a partire dall’anno scolastico 2026/2027.

Trasporti: disagi a macchia di leopardo

Parallelamente allo stop nel mondo della scuola, la giornata del 27 marzo è segnata anche da agitazioni nei trasporti pubblici locali, sebbene non in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. A Milano, i lavoratori del gruppo Atm incroceranno le braccia per 24 ore su iniziativa del sindacato Al Cobas: le fasce orarie più a rischio saranno tra le 8.45 e le 15, e dalle 18 fino a fine servizio. La protesta milanese nasce “contro i processi di apertura al mercato, privatizzazione e ricorso agli appalti dei servizi oggi gestiti dal gruppo Atm”, con richieste che spaziano dalla sicurezza dei lavoratori agli aumenti salariali. Disagi sono attesi anche a Napoli, Novara e Torino, dove i lavoratori di diverse aziende di trasporto locale si fermeranno nelle ore serali.

Stampa in sciopero: contratti fermi da dieci anni

A completare il quadro della giornata è lo sciopero nazionale dei giornalisti, proclamato dalla Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) per il 27 marzo e il successivo 16 aprile. Al centro della protesta c’è un contratto di lavoro scaduto da dieci anni e stipendi che, secondo il sindacato, hanno perso il 20% del potere d’acquisto per effetto dell’inflazione. La Fnsi ha dichiarato: “Dignità. È questa la parola d’ordine che spinge le giornaliste e i giornalisti italiani ad altri due giorni di sciopero”. Gli editori della Fieg hanno però replicato, sostenendo che il contratto attuale “garantisce dei privilegi ormai non più sostenibili”, e accusando il sindacato di non voler affrontare “né il tema della complessiva modernizzazione del contratto, né l’introduzione di regole più flessibili per favorire l’assunzione di giovani”.

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