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Internet da scuola: Italia fanalino di coda dell’Ue

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Solo il 7% dei ragazzi italiani si connette ad internet da scuola, sebbene ormai la metà degli adolescenti usi con costanza la “madre di tutte le reti”. A rendere nota la percentuale – la più bassa registrata nei paesi europei monitorati – è stato un sondaggio realizzato da un consorzio di istituti europei di cui fa parte anche l’Università Cattolica di Milano.
L’indagine è stata condotta tra il settembre 2005 e il marzo 2006 su oltre 7.000 adolescenti europei tra i 12 e i 18 anni. 
I paesi monitorati sono stati nove: oltre all’Italia, anche Gran Bretagna, Francia, Belgio, Danimarca, Estonia, Grecia, Polonia e Portogallo. Ebbene, il 67% dei ragazzi intervistati dice di usare internet una volta al giorno o diverse volte a settimana. In Italia sono il 56%, la percentuale più bassa dopo quella dei giovani greci (solo il 38%).
La stragrande maggioranza degli intervistati sottolinea di collegarsi alla rete quasi esclusivamente da casa, mentre in media soltanto il 26% lo fa anche da scuola. A tenere “bassa” il numero di connessioni da laboratori e aule scolastiche sono Italia e Grecia (dove comunque siamo attorno al 25%): tra i Paesi dove invece il web è penetrato profondamente a scuola vi è la Gran Bretagna (il 56%) e, un po’ a sorpresa, la Polonia (il 45%).
Dal sondaggio svolto nel vecchio Continente emerge inoltre che sebbene in Italia praticamente ogni studente vorrebbe usare internet da scuola, i professori “sembrano – si legge nelle conclusioni dello studio – in genere troppo occupati anche solo per parlarne”.
Il dato conferma come nel nostro paese permangano problemi strutturali: “in Italia – prosegue il rapporto – ancora molte scuole non sono neanche provviste di un collegamento”. 
Laddove vi sono computer e collegamenti, però spesso non vi è ancora un’adeguata preparazione informatica da parte degli insegnanti: “il problema – conclude la ricerca – riguarda la possibilità di creare un sistema per fare acquisire ai docenti nuove competenze e diffondere buone pratiche a scuola”.