Prima Ora - Notizie del 10 giugno 2026

BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
10.06.2026

In Umbria le scuole creano Linee guida per la disconnessione. Gestione consapevole e benessere digitale a scuola

Ieri, 9 giugno 2026, a Palazzo Donini, a Perugia, la Presidente della Regione e il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale hanno firmato un Protocollo d’intesa quadriennale tra i due enti per la promozione della salute nelle scuole. Un accordo ampio, che comprende prevenzione delle dipendenze, contrasto al bullismo, educazione alimentare, salute psicofisica. Dentro questo quadro, trova spazio anche un altro documento particolarmente attuale. Si tratta delle Linee guida per la disconnessione, elaborate da una rete di oltre 70 istituti. Non un divieto quanto piuttosto un progetto educativo frutto di oltre un anno di lavoro condiviso tra docenti di scuole di ogni ordine e grado, formato e validato, non semplicemente calato dall’alto.

Al centro la consapevolezza

C’è una parola che attraversa più volte le Linee guida per la disconnessione elaborate dalla Rete delle Scuole che Promuovono Salute della Regione Umbria: consapevolezza. Non divieto, non sanzione, non proibizione. Consapevolezza. La differenza non è solo di linguaggio: è quella che passa tra una regola vissuta come imposizione e un’abitudine costruita nel tempo. Ed è proprio su questo terreno che le scuole umbre hanno deciso di lavorare.

A firmare il protocollo sono stati la presidente della Regione, Stefania Proietti, e il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Ernesto Pellecchia. «È un’azione qualificata, incisiva ed efficace», ha detto Pellecchia. «Tocca temi di estrema rilevanza e assume un carattere sistemico. Il modello attuato in Umbria rappresenta una valida governance integrata e merita di essere sostenuto e rafforzato». Fabiana Cruciani, dirigente scolastica dell’ITTS Volta di Perugia e scuola capofila della rete, ha richiamato il senso più profondo dell’iniziativa: «Parlare di scuole che promuovono salute significa parlare di scuole di qualità. La scuola del benessere è scuola della Costituzione».

Le Linee guida, in concreto

Il documento nasce all’interno del percorso formativo “Tempo di Benessere, di Digitale, di Disconnessione… anche a Scuola”, realizzato tra ottobre 2024 e maggio 2025 con la partecipazione di docenti, dirigenti tecnici dell’USR, medici delle ASL, ricercatori dell’Università di Perugia. Non è una circolare ministeriale ma un testo costruito dal basso e poi validato da un comitato tecnico-scientifico.

La premessa è chiara: «La disconnessione non assume carattere meramente organizzativo o disciplinare, ma si configura quale dimensione strutturale della cittadinanza digitale consapevole». In altre parole: non riguarda solo il regolamento. Riguarda l’educazione e nello specifico l’educazione alla cittadinanza digitale. Così, in maniera esplicita, le Linee Guida dichiarano di collocarsi entro il quadro di riferimento europeo delle competenze digitali per i cittadini – DigComp 3.0  – quale modello sistemico per la definizione, lo sviluppo e la certificazione delle competenze digitali lungo tutto l’arco della vita. E, nello specifico le Linee guida trovano fondamento nella Dimensione 4 – Safety, Wellbeing and Responsible use (Sicurezza, Benessere e Uso responsabile) del DigComp 3.0. Alla luce di tale quadro, il diritto alla disconnessione viene configurato come espressione applicativa delle competenze di sicurezza e benessere digitale, in quanto presuppone capacità di autoregolazione, gestione del tempo online, prevenzione dei rischi connessi.

Il punto di partenza è un’osservazione scomoda. Nella scuola italiana si è discusso molto di smartphone — e il MIM ha emanato nel giugno 2025 una nota specifica per il secondo ciclo — ma molto meno del diritto alla disconnessione degli adulti che nella scuola lavorano. Docenti e personale ATA sono formalmente tutelati dal CCNL “Istruzione e Ricerca”, che prevede la contrattazione del diritto alla disconnessione a livello di singola istituzione scolastica. Nella pratica, però, la reperibilità continua — messaggi sul registro elettronico, WhatsApp di classe, notifiche serali — è diventata spesso la norma. Le Linee guida partono anche da qui: danno un nome al problema e chiedono di modificarlo.

Fasce orarie protette, non solo per gli studenti

Uno degli aspetti più concreti riguarda proprio il personale scolastico. Per entrambi i cicli, le Linee guida indicano che «l’organizzazione e la contrattazione della scuola definirà regole certe e fasce orarie protette in cui il personale dovrà essere considerato non reperibile, affinché non rimanga connesso 24 ore su 24, 7 giorni su 7». Non è una dichiarazione generica: è un’indicazione operativa rivolta alle contrattazioni integrative di istituto.

Anche sul rapporto tra scuola e famiglie le indicazioni sono precise. Il registro elettronico viene indicato come unico strumento istituzionale di comunicazione; le eventuali e-mail delle famiglie vanno lette solo dalle 8 alle 14; la pubblicazione delle valutazioni dovrebbe evitare modalità capaci di generare ansia o pressione eccessiva su studenti e famiglie; le verifiche andrebbero calendarizzate in modo equilibrato, senza accumularsi nei periodi finali.

Aule della disconnessione e patentino digitale

Per gli studenti, le proposte cambiano a seconda del ciclo scolastico, secondo una logica verticale che parte dall’infanzia e arriva al secondo ciclo. Nella primaria si parla di «spazi e contesti accoglienti» in cui non sia necessario l’uso dei dispositivi, di outdoor education, di attività a classi aperte, di esperienze capaci di valorizzare le relazioni fisiche. Nella secondaria di primo grado l’attenzione si sposta su «tempi e ambienti liberi da dispositivi digitali», pause regolari, web radio di istituto, consulte dei ragazzi intese come luoghi reali di partecipazione.

Nel secondo ciclo, dove il divieto del cellulare durante le lezioni è già previsto dalla normativa ministeriale, le Linee guida provano ad andare oltre. Propongono «aule della disconnessione» dedicate ad attività di educazione civica e orientamento senza device; il «patentino digitale» come percorso di formazione all’uso consapevole degli strumenti; la peer education come leva principale: ragazzi che formano altri ragazzi, con la supervisione dei docenti e in collaborazione con le USL.

C’è anche un passaggio esplicito sull’intelligenza artificiale. Non viene trattata come un tabù, ma come una tecnologia da conoscere e governare. Ogni istituzione scolastica è invitata a elaborare un documento interno sull’uso dell’IA nei contesti educativi, in coerenza con le linee guida ministeriali, ma nel rispetto della propria autonomia organizzativa e didattica. «L’obiettivo non è la mera interdizione dello strumento, bensì la costruzione di un quadro di riferimento condiviso che consenta di accompagnare studenti e docenti verso un utilizzo responsabile, riflessivo e coerente con le finalità formative».

Il nodo degli adulti coerenti

Il punto più delicato, forse, riguarda la coerenza degli adulti. Le Linee guida lo dicono in modo diretto: «La coerenza degli adulti (docenti, personale, famiglie) è considerata elemento educativo fondamentale». Non si può chiedere ai ragazzi di staccare dal telefono se, nello stesso tempo, i docenti rispondono ai messaggi alle undici di sera e i genitori commentano le valutazioni nelle chat di classe a notte fonda.

Qui il documento assume una portata più ampia. Non parla soltanto agli studenti, ma all’intera comunità educante. Le famiglie sono chiamate in causa non come destinatarie passive di circolari, ma come soggetti coinvolti nella costruzione delle regole. I patti educativi di comunità, richiamati più volte, diventano lo strumento attraverso cui scuola, famiglie, enti locali e servizi territoriali possono fare della disconnessione una scelta condivisa, non una punizione individuale.

Umbria laboratorio nazionale?

La rete che ha prodotto il documento conta oggi oltre settanta istituti. È un numero significativo: sufficiente a creare confronto tra esperienze diverse, a dare continuità al lavoro, a rendere le Linee guida qualcosa di più di un esperimento isolato. Il protocollo firmato con la Regione offre ora una cornice istituzionale stabile: quattro anni di durata, una governance definita, un tavolo paritetico regionale, il supporto scientifico del Centro regionale per la salute globale.

Resta da capire se questo modello sarà in grado di circolare anche altrove. Le Linee guida sono pensate per essere adattate da ciascuna istituzione scolastica nella propria autonomia. Non c’è un manuale unico da applicare, ma un insieme di principi e strumenti che ogni scuola può declinare in base al proprio contesto. È una scelta sensata sul piano pedagogico. Ed è anche una scommessa: funziona se qualcuno — un dirigente, un gruppo di docenti, una rete territoriale — riesce a tenere insieme la visione e il lavoro quotidiano.

Il documento c’è. È fondato su evidenze ed è il risultato di un lavoro serio. Ora la partita passa alle scuole: usarlo, discuterlo, adattarlo. Oppure lasciarlo in un archivio.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate