Home Archivio storico 1998-2013 Generico Istat: ormai è disoccupato un giovane su tre

Istat: ormai è disoccupato un giovane su tre

CONDIVIDI
  • Credion
Brutte notizie per le donne che cercano lavoro. Ma ancor di più per i giovani a caccia di occupazione: il 2 luglio l’Istat ha fatto sapere che per il mercato del lavoro, in generale, la disoccupazione è stabile all’8,7%. Ma per le donne e i giovani la situazione è “più critica”: il tasso di disoccupazione femminile si è infatti purtroppo stabilizzato  a due cifre (10,1%), in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile e di 1,2 punti nel confronto con maggio di un anno fa. Mentre per i giovani il tasso di disoccupazione è pari al 29,2%, un vero e proprio record, almeno per gli ultimi decenni, con un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad aprile ed addirittura di 4,7 punti su base annua.
In pratica, ormai, un ragazzo su tre, tra i 15 ed i 24 anni, è a spasso: non è iscritto ad alcun corso universitario, non risulta in regime di formazione, né di occupazione di alcun genere. Senza, quindi, possibilità di costruirsi una propria vita, un’autonomia, un’identità. In una parola, un futuro. La pensano così anche i diretti interessati: secondo Giorgio Paterna, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari, l’ulteriore picco nella disoccupazione tra gli under 24 deve far riflettere. “Se uniamo i dati sulle immatricolazioni alle Università, in calo soprattutto tra gli studenti con difficoltà economiche, e i dati sulla disoccupazione giovanile, risulta evidente come questa società stia cancellando il futuro di noi giovani e il futuro del Paese, ha commentato il rappresentante degli universitari.
Come se non bastasse, spesso i giovani si ritengono non compresi. Ad iniziare dalla classe politica: “si finisce – ha sottolineato Paterna – che un vero e proprio corpo sociale in crisi oggi viene pure sbeffeggiato da chi lo ha ridotto così e continua a farlo, chiamandolo prima ‘bamboccione’ e poi dichiarando di voler togliere 500 euro dai padri per darli ai figli, come se il problema fosse nella ‘paghetta’ dei genitori.