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Istituto Toniolo: gli under 30 reputano la scuola degna di fiducia

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Nonostante tutti gli attacchi contro l’istruzione e il suo personale, la scuola italiana è nel cuore dei giovani: il 55% dei ragazzi sotto i 30 anni la reputa degna di fiducia, e con lei l’università (56%), nonostante le parentopoli e i numerosi scandali recenti. Ma a godere del favore dei giovani resistono anche la Chiesa cattolica (il 30% dei non credenti e il 50% dei credenti), il Quirinale (35%) e, nonostante la gravissima crisi europea e le titubanze dei Paesi membri nel risolverla, il 41% degli under 30 promuove anche l’Unione europea.
La Stampa riporta le percentuali del “Rapporto Giovani” dell’Istituto Toniolo, realizzato da Ipsos con il contributo della Fondazione Cariplo e di un gruppo di docenti dell’università del Sacro Cuore, e da dove appare che le istituzioni centrali dello Stato sono assai distanti dal gradimento dei giovani al di sotto dei 30 anni.
Nell’indagine, svolta su un ampio campione di 7.500 persone tra i 18 e i 29 anni, vengono solennemente bocciati i partiti e il governo, ma inquieta soprattutto la bassissima percentuale di appena il 10% di coloro che dichiarano di avere ancora fiducia nel Parlamento, dato che dovrebbe mettere in allarme chi della politica ne ha fatto un mestiere, piegandola magari ai propri interessi.
Ma dal Rapporto si evince anche che pesano sul giudizio soprattutto i vincoli anagrafici che lo rendono “uno dei meno aperti alla presenza delle nuove generazioni in Europa” e il Porcellum, che lo rende un Parlamento di “nominati”.
Al livello più basso, riferisce La Stampa, della scala di fiducia ci sono in particolare i partiti; neanche uno su quindici, il 6% esprime un parere positivo, dovuto all’incapacità di gestire l’attuale crisi, ma anche ai ricorrenti scandali, all’abuso dei finanziamenti pubblici e al contrasto stridente tra l’austerità imposta al Paese e gli enormi privilegi privati dei politici.
Appena il 17% dei giovani inoltre si fida del governo, memori del “choosy” della Fornero e della battuta sui bamboccioni del suo sottosegretario Martone, le cui battute “sono apparse poco in sintonia con la sensibilità delle nuove generazioni e la realtà che vivono quotidianamente”.
Fanno eccezione, in questo deserto pericoloso di sfiducia, che riguarda il potere esecutivo e chi fa le leggi, gli amministratori locali: i propri sindaci o governatori: il Comune è promosso dal 29%, la Regione da un giovane su quattro (24%). La fiducia, chiosa il Rapporto, “cresce in funzione della prossimità territoriale con i cittadini. Altra eccezione notevole, le forze dell’ordine, considerate positivamente dal 55% dei giovani. Infine, quasi tre giovani su dieci, il 27% si fida dei sindacati.

In generale, la fiducia e la capacità di discernere nel giudizio tra le varie istituzioni cambiano con il titolo di studio, insomma aumentano se l’istruzione è più elevata. Per fare un esempio, nel caso della presidenza della Repubblica il gradimento tra i laureati sale al 48% mentre quello per l’Unione europea al 47%. Al contrario, si acuisce la sfiducia in chi ha meno opportunità e trova meno spazi per realizzarsi. É il caso delle donne e dei cosiddetti “Neet”, i giovani che non studiano, né lavorano. La percentuale di chi dà un voto positivo ai partiti, in queste due categorie, crolla al 5% e al governo scende sotto il 15%.

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