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17.06.2026

Istruzione professionale: i primi tentativi di risalgono a 70 anni fa, quando il ministro Paolo Rossi, socialdemocratico, ruppe l’egemonia democristiana

Il 1956 fu un anno particolarmente importante per la scuola italiana: per la prima volta, infatti, il Ministero della Pubblica Istruzione fu retto da un politico non democristiano.

Il suo arrivo a Viale Trastevere, per la verità, risaliva già al luglio del 1955, in una fase di profonde trasformazioni del quadro politico italiano. La sua nomina rappresentò un evento significativo: in un dicastero tradizionalmente controllato dalla Democrazia Cristiana, Rossi costituiva una rara presenza laica e riformista, destinata tuttavia a rimanere un’eccezione per molti anni.

La sua ascesa al ministero si collocò nel contesto della crisi del governo guidato da Mario Scelba. Nel marzo del 1955 il Partito Repubblicano Italiano ritirò il proprio sostegno all’esecutivo, mentre all’interno della Democrazia Cristiana prendevano forza nuove sensibilità politiche. Nello stesso anno l’elezione di Giovanni Gronchi alla Presidenza della Repubblica segnò l’affermazione di una componente più aperta al dialogo con le forze di sinistra. Scelba, figura simbolo del centrismo e della linea dell’ordine pubblico, fu costretto alle dimissioni e venne sostituito da Antonio Segni.

E fu proprio Segni ad affidare la Pubblica Istruzione a Paolo Rossi, che rimase in carica dal 6 luglio 1955 al 15 maggio 1957, quindi il ’56 fu proprio il suo anno e, contrariamente a quanto si sarebbe potuto immaginare, egli non smantellò l’opera del suo predecessore, il democristiano Giuseppe Ermini. Al contrario, ne consolidò molte delle innovazioni, a partire dall’applicazione rigorosa dei nuovi programmi per la scuola elementare introdotti dalla riforma Ermini.
Anzi con il D.P.R. del 23 novembre 1955, Rossi impose agli editori scolastici di adeguare i libri di testo ai nuovi orientamenti didattici.

Particolare attenzione fu dedicata all’istruzione professionale, tema coerente con la tradizione socialdemocratica e con l’attenzione del PSDI verso il mondo del lavoro. Tra i provvedimenti più rilevanti vi fu la trasformazione delle Scuole di magistero professionale per la donna e delle scuole professionali femminili annesse in Istituti tecnici femminili, sancita dalla Legge 8 luglio 1956 n. 782. Questi istituti avrebbero successivamente evoluto la propria identità fino a diventare, negli anni Novanta, gli Istituti tecnici per le attività sociali.

Tra le iniziative più ambiziose del ministero Rossi vi fu la creazione del Centro Nazionale Sussidi Audiovisivi, istituito con la Legge 12 ottobre 1956 n. 1212. L’organismo, articolato in delegazioni provinciali, aveva il compito di promuovere l’uso di strumenti innovativi per la didattica: spettacoli teatrali educativi, film, audiovisivi, registrazioni sonore, lavagne luminose e altri supporti tecnologici allora considerati all’avanguardia.

L’iniziativa comportò notevoli costi organizzativi e amministrativi e richiese l’impiego di personale sottratto all’insegnamento. Inoltre, l’accoglienza da parte delle scuole risultò piuttosto limitata. Molti istituti mostrarono scarso interesse verso queste innovazioni, confermando una tradizionale resistenza ai cambiamenti che avrebbe caratterizzato a lungo il sistema scolastico italiano.

Con la crisi di Governo della primavera del 1957, Mario Segni dovette rasssegnare le dimissioni e cessò così l’esperienza di Rossi. Al suo posto arrivò Aldo Moro con cui si aprì una nuova stagione di riforme scolastiche, caratterizzata dall’introduzione dell’Educazione civica, dall’ampliamento dei programmi di storia fino alla Repubblica e dalla progettazione di un piano decennale per la scuola italiana.

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