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L’insegnante che fa la bidella per vivere: gli idonei sono fantasmi e i bocciati in aula!

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La storia di Francesca Capecce, di 34 anni, attualmente collaboratrice scolastica, rimasta senza cattedra anche dopo gli esiti dell’ultimo concorso docenti.

Come riporta il Corriere della sera, la docente di Termoli, diplomata come tecnico dei servizi turistici, ha insegnato dieci anni accoglienza turistica, con incarichi annuali o sostituzioni maternità. Dopo aver tentato l’abilitazione con il Pas per ottenere punteggio maggiore, adesso ha accettato la chiamata dalla graduatoria di terza fascia degli Ata. Come collaboratore amministrativo? “Non solo. Ci speravo, dichiara la docente. A dire il vero a mi sono dovuta adattare: le pulizie, l’assistente di laboratorio, l’accoglienza degli alunni, l’assistenza dei disabili, il centralino. Ho fatto di tutto nella scuola della mia ultima supplenza, un Ipssia di Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso, e ci scherziamo su: servo la scuola in tutto e per tutto”.

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La docente, si legge ancora sul Corriere della sera, è tornata a lavorare lo scorso anno anche nella vecchia scuola, dove in precedenza era insegnante, mentre adesso lavora come bidella: “All’inizio non volevo accettare, mi sembrava troppo. Poi mi hanno convinto, ricordandomi che ciò che conta è lavorare con dignità. Temevo il giudizio dei ragazzi. E invece mi hanno stupito: mi hanno incoraggiato, aiutato, e detto più volte che per loro ero un esempio di coraggio e fierezza. Mi chiamavano professoressa anche se lavavo i piatti nel laboratorio di cucina, invece di stare in cattedra. Mi hanno detto che ho insegnato loro il senso del dovere e del sacrificio. Devo dire la verità, sono stati di grande aiuto e incoraggiamento”.

Lo scorso anno la docente ha tentato anche il concorso, ma con scarsi risultati: “Ho studiato, pagato tre viaggi in Campania per sostenere le prove invece di andarmene in vacanza, prosegue l’insegnante sul Corriere della sera, ho rinviato un intervento delicatissimo, ho anche accettato il rischio di lasciare la mia famiglia, visto che per la mia materia non c’erano cattedre in Molise, ma solo 4 in Abruzzo. Alla fine sono risultata idonea con 34 punti su 40. Quindi non ammessa al posto a tempo indeterminato. Una delusione. Nonostante ci siano ancora molti spezzoni di ore liberi in giro, a me non assegnano alcun posto. Anzi, peggio: speravo che i vincitori liberassero le cattedre andando ad occupare i loro ruoli legittimi in Abruzzo, e invece anche loro non sono stati sistemati, i loro posti non esistono più”.

Il problema, secondo la docente è che ci siano troppe supplenze e che “con la mobilità molte cattedre previste dal concorso sono risultate fittizie, inesistenti: tanti insegnanti che si sono spostati le hanno occupate, e poiché avevano più diritti dei neo immessi in ruolo nessuno può farci niente. Magra consolazione: anche i vincitori di concorso sono messi come me.”

Poi, in conclusione, analizza la situazione in maniera più dettagliata: “chi sta facendo le supplenze invece? Per lo più precari che sono stati bocciati al concorso. Io che ho superato un concorso valgo meno di loro. Tutti i concorsi pubblici danno un valore all’idoneità, questo è l’unico che ci considera dei fantasmi: noi abbiamo meno valore di chi non l’ha superato. Non ha senso. Considerarci validi per i posti vuoti invece avrebbe un duplice effetto positivo: noi avremmo un posto, e gli alunni dei professori preparati”.

 

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